VIDEO REVIEW

RASSEGNE VIDEO

Sala Dogana-Palazzo Ducale, Genova

Sala 1 | 8-14 Marzo 2019

ISOBEL BLANK

Limbo 2010; Mini DV, colore, durata 3'.30". Musica di Andrea Della Misericordia

La dimensione dei perimetri confusi, delle figure sfocate, dell’assenza di definizione.
Un periodo incerto, d’attesa per una decisione o una conclusione. Uno stadio intermedio, una condizione al limite del cambiamento. Il processo del divenire si ripete durante l’esistenza. A volte giunge contro la propria volontà e trova opposizione, a volte è accettato passivamente, altre volte lo si cerca. L’istante che precede il mutamento corre come una cascata d’aria ad avvolgere l’immagine di te.

 

ISOBEL BLANK
Under a different light, birth of a concept 2010; Mini DV, colore, stop-motion, pixelation, durata 4'.19”. Musica di Cop-Killin’ Beat

La ricerca tra quello che esiste già, la raccolta, la scelta tra fonti esterne. La mente assorbe gli estratti che ritiene interessanti. L’individuo diventa autore, trasformando gli stessi input e rielaborandoli in una forma diversa. I nuovi elementi prendono autonomamente una propria strada, ed assumono un proprio volto, abbandonando l’autore. Solo a quel punto, lasciata l’origine, potranno comunicare con il proprio linguaggio ed esprimere il nuovo concetto, l’entità indipendente che permetterà di vedere le medesime cose sotto una luce diversa, con uno sguardo nuovo.

SILVIA CELESTE CALCAGNO

Bless this house. Video, durata 6'.50''

Con Bless this house, Silvia Celeste Calcagno, si immedesima con alcuni edifici che, ripresi al rallentatore, im­plodono su loro stessi, minati all’interno, metafora di come lei stessa ora si sente. Queste scene riprendendo un canovaccio a lei caro, sono drammaticamente virate ad un inquietante rosso, e raccontano un’apocalisse personale in cui tutto crolla: i muri, i piani, le certezze, tutto è raso al suolo, tutto è distrutto e apparentemente cancellato. Ma, lo sappiamo, questo annichilimento è prodromico ad un nuovo inizio, a una nuova costruzione, all’avventura di una ripartenza che porterà nuovi confini e nuove sfide .Quando siamo messi alle strette, quando la realtà ci chiama ad una nuova coscienza di noi stessi, quando sembrano perdersi i contorni delle cose che sempre tendiamo a sovrapporre ai nostri, è lì che riemerge con forza una nuova fisicità, tanto più imponente e strutturata, quanto più solido e capace di resilienza è l’animo di chi racconta. (Davide Caroli)

 

MAURIZIO CESARINI

Desoggettivazione, 2017. Video MP4. durata 06'.12''

FRANCESCA LEONI

“Memini”, 2018. Video, dimensioni 16:9, durata 3’.50"

"Siamo fatti di memoria. Il nostro vissuto così come le nostre aspettative verso il futuro plasmano il nostro essere nel presente. Ho realizzato questo video in un momento molto particolare della mia vita. Un momento nel quale mi chiedevo cosa rimaneva della mia infanzia, di quello che avevo vissuto, nella donna che sono oggi, e quanto tutto questo mi identifica. Questo video è una viaggio performativo nella memoria ma anche un lancio verso un futuro che ancora non esiste se non in sogno. Un lavoro, infine, sulla parte più riflessiva dell’essere."

CHRISTIAN REINSTER

Rauschen, 2018. Slideshow/Photofilm. Photography: Christian Reister - Music: Andreas Albrecht, durata 7’.42’’

"Volevo che le mie immagini diventassero più astratte, meno perfette, sgranate, più scure, più malinconiche. Da allora è la mia scelta di fotografare in bianco e nero e solo la notte. Lavoro con piccole fotocamere che si adattano a qualsiasi tasca e possono essere utilizzate in quasi tutte le situazioni senza attirare l’attenzione.[…]

Lavoro come un costante registratore di immagini scattando moltissimo e istintivamente. Alcuni scatti mi sembra­no eccezionali e li conservo in grandi archivi, come dei calderoni di 100, 200 immagini che aspettano di essere usate e integrate tra di loro come a costruire delle storie."

SOLIDEA RUGGIERO

Le cose sono solo pensieri che prendono forma, 2017. Testo, video e montaggio di Solidea Ruggiero, durata 1'32''

"La povertà è un accesso a significati superiori: non si è emarginati, si vive solo all’angolo di prospettive indicibili. Ci vuole molta immaginazione quando non si possiede niente di tutto quello che normalmente la gente necessita. Le cose sono solo pensieri che prendono forma, in fondo. La mia semplicità, è stata il mio vero talento, la mia unica ricchezza.

Scrivere non è un’attitudine ma un modo di esistere a se stessi, un atto vivo nel tempo.

Solo l’azione è salvifica e resiste anche alla nostra memoria. […]

Sono sempre stata attratta dalla diversità, dai sottoscala umani, dall’irragionevole, dai contrari.

Sono stata una persona molto scomoda, una che in genere, prima, guarda quelli che stanno in fondo, quelli che non trovano posto."

Sala 2 | 8-14 Marzo 2019

FRANCESCA FINI

A Love Letter, 2013. Video e animazione digitale, durata 6’

Dal microcosmo degli oggetti e degli alimenti che si trovano in tutte le cucine italiane, che fanno da contrappunto alla nostra quotidianità e ci caratterizzano veramente come popolo, parte una riflessione sul macrocosmo degli ideali su cui dovrebbe essere impostata la nostra società.

I quattro articoli della Costituzione che l'artista reputa più importanti vengono ricostruiti con gesti di tutti i giorni, in una trasposizione ironica che allude all'implicito tradimento quotidiano di questi valori che avviene altrove e lontano da noi.  

 

Dadaloop, 2015. Video e animazione digitale, durata 10’

Una ratatouille dadaista di immagini in cui il cibo diventa sogno - oppure incubo - e il riflesso di diete schizofreniche nella cornice claustrofobica di un autoritratto. Il film mette in scena una serie di surreali trompe l'oeil all’interno di un paesaggio artificiale 3D in cui un linguaggio ibridato mette insieme clip video originali - interpretate dall’artista stessa - e animazioni realizzate con un collage di immagini tratte da famose opere d’arte che riguardano il cibo.

The Healing, 2012. Videoperformance, durata 6’.47’’

Nel 2012 Salvatore Iaconesi, grande amico dell'artista, ha scoperto di avere un tumore al cervello. Ha deciso allora di cercare una cura "open source" su Internet, pubblicando i suoi referti medici e invitando scienziati, poeti, filosofi e artisti a partecipare al progetto. Perché la cura non è solo un percorso medico: può essere anche cibo per l'anima. “Healing”, un esperimento performativo sul magnetismo, è la risposta di Francesca Fini a questa chiamata.

Liszt, 2012. Video e animazione digitale, durata 6’.29’’

Siamo agli inizi del '900 e tre bimbi posano per una foto di famiglia: sono i piccoli pionieri di una colonia di immigrati cristiani a Gerusalemme. Ai volti smarriti l'intervento successivo del fotografo ha regalato quel colorito posticcio tipico delle foto dell'epoca: una combinazione di tonalità cromatiche che profuma di biscotti e latte caldo, di bambole di porcellana, di un passato che ci rassicura nella sua artificiosa innocenza. Questo il punto di partenza per una trasfigurazione digitale in cui la parte inferiore del volto dell'artista si sostituisce a quella dei bimbi, in un rovesciamento del tempo e del senso che si cristallizza in un non-tempo e in un non-senso. I tre bimbi diventano così tre archetipi umani imprigionati nella gogna eterna di una foto di famiglia: una comunione forzata che si traduce in insofferenza reciproca, nella violenza crescente della parola che vanifica qualsiasi possibilità di comunicazione autentica. E così anche l'epica dei sogni e delle illusioni umane, nell'album di famiglia della ricerca dell'innocenza perduta, si traduce in una forma di violenza che attraverso la storia non può che portare alle estreme conseguenze. Quando c'è solo la parola, la propria, la bocca diventa un'arma. Eppure l'invito all'ascolto viene alla fine recuperato, in una sorta di messaggio di speranza che l'artista consegna al mondo attraverso questi tre inconsapevoli antenati.

Mother-Rythm, 2014. Video e animazione digitale, durata 11’.44’’

Stili e modalità diverse di racconto si sovrappongono e si compenetrano in un viaggio in cui il tempo si flette e si piega, fino a permettere l'incontro tra l'artista e sua madre da coetanee. L'intento documentaristico iniziale, animato dal desiderio di raccontare la storia materna, si stempera nella necessità di ricostruire quest'incontro impossibile, nella dimensione onirica dell'artificio digitale.

Skinned, 2018. Animazione digitale, durata 7’.24’’

Un collage dadaista che gioca sul concetto di identità, elaborato attraverso impossibili selfie scattati dai protagonisti di famosi capolavori della storia del ritratto e dell'autoritratto. Cosa si nasconde sotto la pelle, scarnificata dalla radiazione tossica dei cellulari? Cosa avrebbero fatto, di questo strumento diabolico, Leonardo da Vinci o Andy Warhol?

Typo#3, 2015. Videoperformance, durata 5’.45’’

Questa performance è ispirata ad un tragico fatto di cronaca del '51: duecento ragazze si presentarono in Via Savoia 31, a Roma, davanti agli uffici di una ditta che aveva pubblicato un annuncio sul Messaggero. "Cercasi dattilografa: primo impiego, miti pretese", diceva l'offerta di lavoro, in una città incattivita dalla fame del dopoguerra. Improvvisamente, tra l'ansia e la frustrazione della folla di ragazze assiepate sotto gli uffici, si diffuse come un virus la voce che una "raccomandata" era riuscita a saltare la fila. Le aspiranti dattilografe cominciarono allora ad accalcarsi e a spingere sulla scala, che non riuscì a sostenerne il peso. Settanta ragazze rimasero ferite nel crollo, mentre una di loro perse la vita.

White Sugar, 2013. Animazione digitale, durata 13’.14’’

Nella propaganda americana del dopoguerra - e nel linguaggio pubblicitario che ne è sua manifestazione plastica e braccio armato - la figura femminile è onnipresente: granitica portavoce di un modello cui apparentemente sembra aderire senza ombra di rimpianto. Un universo che ha un sapore storico preciso

ma che, per una sorta di magica proiezione spazio-temporale, sembra in realtà raccontarci il nostro tempo. Dice l’artista: “Ho collezionato con gusto autolesionista immagini di donne alle prese con fornelli, nuovi elettrodomestici, pacchetti assicurativi, tacchini glassati, marche di caffè e tonalità di smalto per le unghie.” Quindi lei stessa ha isolato graficamente queste figurine femminili, letteralmente ritagliandole dal loro contesto come bamboline di carta, per riassemblarle poi all'interno di un paesaggio digitale tutto suo, sadicamente anaglifico, tridimensionalmente allucinatorio, dove il mercato globale diventa una sessione di ipnosi regressiva, una seduta spiritica, un sogno lucido alimentato da sostanze chimiche. Il modello culturale occidentale è zucchero bianco: piacere artificiale che crea dipendenza chimica, alterazione sintetica di gusto e percezione.

With an Helmet-Fair & Lost, 2012. Videoperformance, durata 5’.23’’

L'artista indossa degli elettrodi regolati al massimo della potenza, e cerca di truccarsi. Le contrazioni involontarie causate dall'impulso elettrico sono fortissime, impedendo il movimento naturale e consapevole della mano, e il makeup si sparge sul viso in maniera incontrollabile. Un pianto meccanico, attraverso quei dettagli ravvicinati degli occhi sofferenti, si trasmette altrettanto automaticamente a chi guarda, in una sorta di collegamento empatico inconsapevole e quindi del tutto inutile. Una performance sul condizionamento sociale, ma anche sull'isterica e grottesca meccanicità dei gesti rituali, in un contesto devastato e sull'orlo del baratro

Wombs, 2012. Video e animazione digitale, durata 6’.5’’

Una donna incontra il suo Golem: un pezzo di argilla senza forma e personalità, da modellare a piacimento. Il Golem in questo caso è un doppio della donna, ma un doppio amorfo, un'entità neonata ancora sigillata nella sua purezza e fiera innocenza. Una divinità (forse malvagia) che è figlia e madre allo stesso tempo, nel cui grembo possiamo nasconderci per trovare pace.

Sala 1 | 15-23 Marzo 2019

TORE MANCA (MATER-IA)

Bioethic Vision (experimental film 50’), 2015. Una produzione: Mater-ia 2015 - Coprodotto da Hiora, Tore Manca - Noise/directed: Tore Manca - Music: Machina Amniotica - Performer: Hiora, Bruno Petretto, Daniela Tamponi, Marco Sanna/Meridiano Zero, Woman’s body, Animals and Nature, Minerals. Video HD, durata 50’

“Agisci in modo che le conseguenze delle tue azioni siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra”. (Hans Jonas)

La natura mi controlla e mi plasma a suo piacimento senza preavviso, senza artificio; essa mi trasforma e mi rigenera facendomi parte integrante della sua catena. Alla fine del ciclo ogni mia difesa immunitaria si sgretola generando nuova materia che si ricompone in altra forma.

Ed ecco che ad ogni movimento dell’universo il suono cambia; ho ascoltato il suono, lo ho raccolto, lo ho assorbi­to; mi e stato fondamentale per capirla e capirmi, ma per farlo ho dovuto congedarmi dal mondo esterno, quello urbano, quello lavorativo così complicato e fiscale, tanto tecnologico quanto meccanico capace di ridurmi in uno stato vegetativo da non riuscire più a relazionarmi con il prossimo.

Io sono “humus” la materia prima, il liquido vitale.

Bioethic Vision è una ricerca sull’immagine concreta, sul video, sul suono; una ricerca che mi ha portato ad osservare la natura, riprenderla e registrarla senza paura di confondermi ma confrontandomi e riconoscendo in essa, la mia identità di uomo.

Ogni quadro è minimale e parla attraverso la simbologia dell’essere vitale e sano, escludendo volutamente di trattare della sua più grande debolezza: l’egoismo materiale che in questa epoca supera ogni limite.

Sala 2 | 15-23 Marzo 2019

FRANCESCA LOLLI

Artist Must Be Beautiful in 2014, 2014. Video performance, HD, durata 2'13''. Con Francesca Lolli e Alice Spito - Effetti speciali/Trucco: Giulia Riccardizi - Parrucchiere/Assistente trucco: Filippo Zangarelli - Fotografo di scena Gabriel Di Mario

“Artist must be beautiful in 2014” parla della confusione che può essere generata quando un artista si confonde con la sua opera, dimenticando di essere il mezzo di qualcosa di più grande.

Dove sono finite le lucciole, 2014. Video performance, HD, durata 1'29''. Trucco: Giulia Riccardizi

L'umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all’umanità.

(John Fitzgerald Kennedy)

Just Want To Be a WoMan, 2014. Video performance, HD, durata 2'48''. Aiuto regia: Alice Spito - Trucco: Giulia Riccardizi - Luci: Mauro Zugarini - Supporto: Raimondo Rossi

Una video performance che esplora l'identità di genere al di là dell'orientamento sessuale.

Jung afferma che ogni uomo ha in sé una donna e che ogni donna ha in sé un uomo. Qualunque sia il suo genere, nella sua parte ombra avrà il genere opposto.

Ognuno manifesta un’energia prevalente, ma contiene, in secondo piano, anche la sua opposta.

Un Nodo, 2016. Video performance - HD, durata 3'43''. Poesia "Si è fatto ormai tardi” di e con la voce di Francesca Interlenghi - Con Pino Calabrese e con Giulia Corgiat Mecio, Valentina Di Benedetto, Alice Massarente, Nicol Mazzi - Fotografo di scena Fabrizio Gnoni - Effetti speciali/Trucco: Giulia Riccardizi

Un nodo, l’intreccio di uno o più tratti della corda, come fosse un cappio, una stretta che paralizza. Ad ogni legatura esterna fa eco una legatura interna che arreca un dolore muto e sordo. Si annodano le spalle e i polsi e i bracci, quasi a metterli in croce, ma si imprigionano in realtà bellezza e gentilezza d’animo, qualità che stanno nascoste sotto, sotto la la trama e l’ordito dei vestiti, sotto la pelle. Schiacciate dentro un cuore che pur si ostina a pulsare e si illude più forte degli strappi. La prigione del corpo diventa prigione dello spirito, soffoca le sue istanze libertarie e identitarie, spegne la forza generatrice e feconda che l’animo di ogni donna reca con sé. Perché ne rivendica piccola parte anche per sé. E il respiro si spezza che si è fatto ormai tardi.

(Francesca Interlenghi)

The Dying Lilium, 2016. Video performance - HD, durata 3'27''. Con Domitilla Colombo e con Fabio Amato, Lorenzo Borghetto, Francesca Carrieri, Marco Cuppone, Francesca Interlenghi, Arianna Pisati, Ivan Sirtori - Direttore della fotografia: Fabrizio Gnoni - Fotografa di scena: Diana Marchetti - Grazie a Claudio Elli, Laura Gerosa, Marco Meola

“The Dying Lilium” è una video performance che indirizza la sua ricerca verso il delicato rapporto fra Genere Umano e Natura, nel tentativo di evidenziare come sia insito nella nostra mentalità “evoluta” il desiderio del possesso e dello sfruttamento, con la conseguente rottura dei fragili equilibri che ci circondano.

Nel Video, l’umanità è immersa in perfetta simbiosi con la Natura da cui trae nutrimento (qui rappresentata da una Donna, archetipo multiculturale della forza generatrice della vita sulla terra); questo precario equilibro si rompe tuttavia nel momento in cui la razza umana diventa cosciente dell’origine del proprio sostentamento, e mossa dall’ingordigia vi si avvinghia in una stretta fatale.

E’ il nostro giudizio, svincolato dai primari istinti di sopravvivenza, ad avere la capacità di influire

così radicalmente sul destino del nostro pianeta, gravandoci di una responsabilità dalla quale non possiamo tirarci indietro.

Orgia o Piccole Agonie Quotidiane, 2016. Cortometraggio - HD, durata 15'17''. Con Alice Spito e Matteo Svolacchia e con Stefano Baffetti, Oriana Ferraguzzi, Edwin Maurizio Hernandez Hurtado, Maria Caterina Pezzi, Emiliano Scorbati, Livia Tesla - Direttore di produzione Andrea Frenguelli - Direttore della fotografia: Giacomo Ficola, Francesca Lolli - Operatore: Eros Pacini - Effetti speciali/Trucco: Giulia Riccardizi - Assistente di produzione: Alessio Gioia - Elettricista: Flavia Rizzuto - Fotografo di scena: Massimo Palmieri - Citazioni tratte da "Orgia" di Pier Paolo Pasolini

I protagonisti del corto (Uomo e Donna) hanno un valore polisemico. Da un lato sono le due facce di una stessa medaglia ed incarnano quello che Jung definisce come Animus e Anima, il maschile ed il femminile insito nella psiche di ogni essere umano. Nello specifico Anima è l'immagine femminile che ogni essere umano di sesso maschile ha interiorizzato e Animus l'immagine maschile interiorizzata da ogni essere umano di sesso femminile. Tutto il lavoro si concentra su questo scambio di ruoli che non sarà soltanto interiore.

Infatti da un’altra angolazione l'Uomo e la Donna sono dei sadici e dei masochisti, dal momento che nella mia visione il sadismo porta con sé dell'evidente masochismo. Il loro modo di confrontarsi altro non è che l'essenza stessa dei rapporti interpersonali di qualunque tipo, nei quali ci si attacca per difendersi e si procura dolore provando (e per provare) piacere.

Per quanto riguarda questa dinamica interpersonale il corto è ispirato all'opera teatrale Orgia di Pier Paolo Pasolini, pur distaccandosene completamente sia nelle situazioni che per l'uso della parola, così presente nel dramma e inesistente nel video. Paradossalmente la riduzione del linguaggio a puro gesto rende visibile

in immagine ciò che era già insito nella parola pasoliniana, nella quale ogni moto psicologico finisce per attualizzarsi nella carne del corpo biologico.

Dolorosa Mater, 2017. Video performance - HD, durata 3'14''. Direttore della fotografia e operatore di macchina: Marco Valerio Carrara - Effetti speciali/Trucco: Giulia Riccardizi - Organizzatore: Filippo Ciccioli - Supervisore: Massimo Palmieri

Il silenzio è spesso manifestazione di una limitazione esterna; un’imposizione fisica, psicologica e sociale che l’artista sceglie di mostrare concentrandosi sulla figura della donna, costretta a causa della sua identità sessuale ad una costante lotta per la propria affermazione sociale ed espressiva.

Espiazione, 2018. Video performance, durata 5'18''. Prodotto da PACTA dei Teatri e Francesca Lolli - Fotografia e scenografia: Fulvio Michelazzi - Camera: Lucio Pontoni - Costumi (bianco) Mikro - (neri) art259design - Con (in ordine alfabetico): Lorenzo Borghetto, Alessandro Cazzani, Domitilla Colombo Federica D'Angelo, Davide Esposito, Francesca Interlenghi Fulvio Michelazzi, Ivan Sirtori, Davide Sormani Alice Spito.

PHOEBE ZEITGEIST

Decade-Dieci anni di produzioni teatrali e performative, 2008/2018. Video rassegna, durata 30’

Il video attraversa dieci anni della produzione artistica di Phoebe Zeitgeist che ha al suo attivo tredici lavori tra spettacoli e performance.  Sono in particolare rappresentate tutte le identità aliene, altre, rigorosamente differenti, che hanno popolato le scene di questo gruppo milanese.

Il video racconta in frammenti la cultura visiva e sonora di queste produzioni e la sua continuità estetica nel tempo, nonchè il suo focus costante untato sul valore politico delle relazioni umane. 

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