ARTISTS

Karin Andersen | Holger Biermann | Silvia Bigi | Isobel Blank | Manuel Bravi | Silvia Celeste Calcagno | Marco Cappella | Ivan Cazzola | Maurizio Cesarini | Cinzia Ceccarelli | Chiara Cordeschi | Giacomo Costa | Davide D'Elia | Amalia De Bernardis | Emanuele Dello Strologo | Montserrat Diaz | Boris Duhm | Patricia Eichert | Nadja Ellinger | Erresullaluna + Chuli Paquin | Francesca Fini | FLeUR/Enrico Dutto-Francesco Lurgo | Nadia Frasson | Luca Fucci | Giorgio Galimberti | Debora Garritani | Chiara Gini | Federica Gonnelli | Christina Heurig | Corinna Holthusen | Giacomo Infantino | Donatella Izzo | Richard Kern | Sebastian Klug | Sandra Lazzarini | Francesca Leoni | Francesca Lolli | Tore Manca (Mater-ia) | Romolo Giulio Milito | Monica Mura | Alessandra Pace-Fausto Serafini | Alexi Paladino | Carmen Palermo | Phoebe Zeitgeist | Ophelia Queen | Francesca Randi | Bärbel Reinhard | Christian Reister | Natascia Rocchi | Solidea Ruggiero | Paula Sunday | Marcel Swann | The Deep Society/Valerio Visconti-Mirko Grifoni | Roberta Toscano | Mauro Vignando | Ramona Zordini

Tutti i testi e le biografie complete sono pubblicate sul catalogo ufficiale dell'evento.

KARIN ANDERSEN

Karin Andersen (Burghausen, Germania, 1966) si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1990. La sua ricerca artistica e teorica verte sulle interazioni uomo-animale e sulla dialettica natura-cultura. I suoi lavori, realizzati in diversi media, sono stati esposti a livello internazionale (in spazi come Guidi&Schoen, Genova; Artists Space, New York; Galleria d’Arte Moderna, Bologna; Haus der Kunst, Monaco) ed è stata invitata a programmi di cooperazione artistica e residenze (L’Europe d’Art, Niort, France; HEART, Helsinki; BoCS Art, Cosenza e altri).

Da sempre accompagna la sua pratica artistica a studi teorici complementari e, in qualità di relatrice, è stata invitata a diversi convegni e conferenze. Ha pubblicato vari articoli su riviste di arte e scienza ed è autrice, con Roberto Marchesini, del libro Animal Appeal, uno studio sul teriomorfismo (Bologna, Perdisa/Hybris, 2003).

Nel 2006 ha iniziato la sua attività nell’ambito video/film/animazione realizzando cortometraggi e video musicali.

Ha collaborato a progetti altrui in funzione di assistente alla regia, editor, animatrice, performer e sound/character designer (tra gli altri, Christian Rainer, Cosimo Terlizzi, Andrea Facco, Marzia Stano aka UNA, Daniel Lee, Massimiliano Briarava).

In collaborazione con lo scrittore Gianluca Di Dio sta sviluppando il suo primo progetto per un feature film.

Ha inoltre realizzato i visuals di spettacoli teatrali (ad esempio Angelus Novissimus, regia Alain Béhar, Francia, 2014) e di pubblicazioni filosofico-scientifiche (autori come Vincenzo Susca e Roberto Marchesini).

Il lavoro di Karin ha ricevuto riconoscimenti come il Premio Maretti (2005, Galleria D’Arte Moderna e Contemporanea San Marino).

HOLGER BIERMANN

Holger Biermann nasce in Germania, ha finito i suoi studi all'ICP di New York. Dal 2003 vive e lavora come fotografo a Berlino.
Partecipa a diverse mostre, tra le altre al Museum of The City of New York, la House of German History a Bonn, la Willy Brandt House a Berlino o il Berlin Museum at Culture Brewery sempre a Berlino.

Così definisce il proprio lavoro: "La città è il mio studio. Passo spesso intere giornate per le strade alla ricerca della giusta composizione, del momento giusto. Il fotografo di strada cerca l'insolito nell'ordinario. Vive da occasioni e momenti in cui il caos della strada dominante si fonde in unità visive.”
Il suo approccio all’opera si discosta dai suoi colleghi di “street photography” (fotografia di strada) che in genere vogliono riprendere i loro soggetti in situazioni reali e spontanee in luoghi pubblici al fine di evidenziare aspetti della società nella vita di tutti i giorni; egli ama documentare invece, gli aspetti emotivi di quelle presenze apparentemente casuali, cercando di non limitarsi al semplice scatto rubato ma elaborando delle serie fotografiche che spesso raccoglie in “libretti” tematici che stampa in tiratura limitata 300/1000 copie di 41 pagine circa. Realizza degli spaccati di vita reale dove i protagonisti sono appunto i suoi incontri, casuali e non, una traccia di umanità rappresentata attraverso il filtro di un’immagine in bianco e nero o dai colori vivaci, rappresentazioni di identità diverse, raccontate attraverso un taglio personale e critico, attraverso un’esplorazione di vita in continuo divenire.

SILVIA BIGI

Silvia Bigi nasce a Ravenna nel 1985. Si laurea al DAMS di Bologna, consegue un Master presso il Centro Sperimentale di Fotografia Adams di Roma, e prosegue con un corso all'International Center of Photography di New York. La memoria di eventi traumatici, l'identità di genere e l'impatto che le strutture famigliari e le tradizioni culturali hanno sull'individuo sono alcuni dei temi interrogati nelle sue opere. Il suo lavoro è stato esposto in mostre collettive e personali, in Italia e all'estero. Nel 2017 è selezionata per una residenza d'artista presso Bòlit, Centro di Arte Contemporanea della Catalunya e per la Chambre Blanche, Quèbec. Nel 2018 è finalista dei premi Combat e Francesco Fabbri, vincitrice del Premio Nocivelli ed è tra le dieci artiste selezionate per il Festival Internazionale Organ Vida. Il suo lavoro è stato incluso nella mostra Engaged, Active, Aware vincitrice del Lucie Award nella categoria “Best Exhibition”, ed è selezionato da Diane Dufour e Mike Trow per Der Greif e World Photography Organisation.

ISOBEL BLANK

Nata a Pietrasanta in Toscana, si laurea con lode in filosofia estetica a Padova, vive e lavora a Cortona.

Tra le esposizioni recenti, quella alla Triennale d’Arte Contemporanea Tessile Fiberart International di Pittsburgh (USA), al MMOMA - Museum of Modern Art di Mosca, al National Center for Contemporary Art di San Pietroburgo, al Contemporary Art Center di Tbilisi, a Palazzo Widmann di Venezia, alla Mumbai Art Room in India. Tra i diversi riconoscimenti, il Primo Premio al Romaeuropa Webfactory nel 2009, sezione videoarte. Le sue opere fotografiche sono state incluse ne “Il corpo solitario”, la prima monografia sull’autoritratto nella fotografia contemporanea, ad opera di Giorgio Bonomi (Rubbettino Editore, 2012) oltre ad essere state acquisite dall’Archivio Nazionale dell’Autoritratto Fotografico del Museo Pubblico d’Arte Moderna, dell’Informazione e della Fotografia (Musinf) di Senigallia (AN).

La sua formazione include discipline quali il teatro, la danza, il disegno, la scultura, la musica, la fotografia, che oltre a svilupparsi autonomamente, confluiscono in una fusione di arte performativa e video. La sua ricerca visionaria e surreale, pone il proprio corpo al centro dell’opera. La fisicità è il filtro che evidenzia le questioni intrinseche all’essere umano e alla sua poetica. Oltre al fulcro dell’autoritratto, particolare rilievo assumono i temi della memoria collettiva ed individuale in dialogo costante con l’identità.Il fine del suo lavoro è la creazione di un luogo in cui l’intimità possa tendere all’universale.

MANUEL BRAVI

Ravenna, 1978. Vive e lavora tra Ravenna e Milano.

Ha studiato grafica a Venezia, dove l’incontro con Lorenzo Vitturi ha stimolato l’interesse per il potenziale manipolatorio e surreale della fotografia.

Dopo gli studi inizia a lavorare a Milano come fotoritoccatore, fotografo e grafico.

La sua pratica fotografica è influenzata dalla fotografia surrealista come anche dall’immaginario della musica heavy metal.

Il genere del ritratto e la tecnica del lightpainting gli permettono di scoprire altri mondi e di avvicinarsi ai soggetti creando un flusso empatico che si mostra nel movimento e nelle ombre.

SILVIA CELESTE CALCAGNO

Silvia Celeste Calcagno è nata a Genova nel 1974, vive e lavora ad Albissola.
Diplomata all' Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Vince nel 2010 il I Premio Opera Pubblica Festival Internazionale della Maiolica Albissola MuDA Museo Diffuso Albissola Marina, nel 2013 il Premio Speciale Artisti in Residenza Laguna Art Prize Venezia, nel 2013 la Targa del Presidente della Repubblica, 57° Concorso Internazionale della Ceramica d’arte Contemporanea Premio Faenza e nel 2015, prima donna italiana, la 59° edizione del Premio Faenza.

Tra le mostre principali:  Nerosensibile, Studio Lucio Fontana, a cura di Luca Beatrice, Albissola 2012, Not Me, Musei Civici Imola e Il Pomo da DaMo Contemporary art Imola, a cura di Luca Beatrice 2014, Mood, PH Neutro Fotografia Fine-Art a cura di Luca Beatrice, Pietrasanta 2014, GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma 2015, Interno 8 La fleur coupée, Officine Saffi, a cura di Angela Madesani,  Milano 2015, La sfida di Aracne Riflessioni sul femminile dagli anni '70 ad oggi, Nuova Galleria Morone, a cura di Angela Madesani, Milano 2016, XXIV  Biennale Internationale Contemporaine Musée Magnelli, Vallauris 2016, Il millenio è maggiorenne MARCA Catanzaro e Fabbrica Eos Milano, a cura di Luca Beatrice, 2017.

Nel 2017 espone in Corea, In the Earth Time. Italian Guest Pavillion Gyeonggi Ceramic Biennale Yeoju Dojasesang. Sempre nello stesso anno, presenta IF ( but I can explain ) al Museo d' arte contemporanea Villa Croce, Genova a cura di Alessandra Gagliano Candela, esposto nel settembre 2017 nella Project Room della Nuova Galleria Morone, Milano con la quale presenta i suoi ultimi lavori ad Art Karlsruhe nel Febbraio 2018. Sempre nel 2018 espone al MARCA Museo delle Arti di Catanzaro nella mostra "Il millennio è maggiorenne" a cura di Luca Beatrice.

Nell'ambito della V Biennale di Mosaico di Ravenna in collaborazione con il MIC Faenza  inaugura la personale Il Pasto bianco (mosaico di me) a cura di Davide Caroli, l'opera fa parte delle collezioni permanenti della storica Biblioteca Classense e MAR Ravenna.

MARCO CAPPELLA

Inizio a fotografare nel luglio del 2010 a New York, durante un viaggio, ricordo che rimasi folgorato dal fascino di quella città e sentii subito la necessità di immortalare tutto quello che mi circondava. Così mi recai in un negozio e comprai li la mia prima reflex…da quel momento in poi non ho più smesso. Da 4 anni circa fotografo solo su pellicola 35mm e medio formato 6x7. Sviluppo e stampo tutto in casa nella mia piccola camera oscura. Cerco di fotografare più soggetti possibili ma ho una predilezione per corpi femminili e la natura.
Nel 2012 ho esposto al Milano Mostra Mi Art una raccolta di 10 scatti realizzati tra varie città come New York, Parigi, Londra, Barcellona e Berlino, mentre nel 2015 ho avuto l’onore di esporre all’ “International Photography Festival” a Lishui, in Cina, con la presenza di Sebastiao Salgado.

IVAN CAZZOLA

Nel 2010 Ivan Cazzola è stato definito da Dazed & Confused uno dei fotografi più interessanti nel panorama internazionale. Nel corso degli anni ha accumulato una grande esperienza, collaborando con magazine e fashion labels, tra Milano, Londra, Parigi e New York.
Ha fotografato: Juliette Lewis, Orlando Bloom, Gus Van Sant, Ok Go, Hot Chip, The XX e molti altri e diretto video clip per alcuni dei musicisti più importanti nel panorama alternativo italiano: Linea 77, LNRipley, Sirya, Victor Kwality, Niagara. Le sue foto sono state pubblicate da Vogue, Dazed & Confused, i-D.
Con i suoi scatti ha esplorato mondi diversi tra loro, da una realtà vicina e autobiografica fino agli scatti di modelle, artisti, rock band, star del cinema, gangster, borghesi decadenti. Il tutto con una costante stilistica: un occhio spesso intimo, a volte insolente, ma sempre iconico e provocatorio.

MAURIZIO CESARINI

Maurizio Cesarini nasce a Senigallia nel 1957, frequenta l'istituto d'arte di Fano e poi l'accademia di belle arti di Urbino. Sin da studente di istituto d'arte, frequenta Mario Giacomelli a cui spesso mostra il suo lavoro ricevendo preziosi consigli.  Nel 1974 in accademia  incontra un fotografo che lavorava con Urs Luthi.

Da lì inizia un percorso artistico adottando la performance come modalità operativa. Le sue azioni utilizzano il travestimento maschile/femminile, come indagine sul concetto di ruolo sia culturale, che politico e sociale. Presenta le sue performance sia nelle Marche che in occasioni nazionali, arrivando nel 1977 a realizzare "Il senso della ferita" in cui l'ostensione del corpo androgino è segnata drammaticamente da ferite reali. Quindi abbandona la modalità performativa virando su di un immaginario sempre di tipo travestitistico, ma decisamente più concettuale.

In questi ultimi anni, l'artista inizia un rapporto epistolare con Lucrezia de Domizio e la incontra ad una sua iniziativa in favore di Beuys a Pescara. Esce in questi anni un testo fondamentale: Italian Performance Art dove si analizza la performance sia in senso storico, dal futurismo ai giorni nostri, sia in senso critico, evidenziando gli artisti più significativi; Maurizio Cesarini è presente nella sezione storica accanto a nomi prestigiosi quali Luthi, Gina Pane, Abramovic, ecc. inoltre nella parte critica gli viene dedicata una scheda relativa alle esperienze performative più recenti.

Maurizio Cesarini è inserito dal critico Giorgio Bonomi nel suo libro che analizza gli artisti che lavorano sul proprio corpo: "IL CORPO SOLITARIO-l'autoscatto nella fotografia contemporanea". Le mostre di questi anni sia in Italia, che all'estero è impossibile citarle tutte, quindi concludiamo con questa ultima personale del 2017 al Tomav di Moresco progettata e coordinata da Andrea Giusti e Aliquid collettiva presso la galleria di Gino Monti curate entrambe da Gabriele Perretta, critico che ha dedicato all'artista un saggio teorico/critico sul concetto di identità. 

CINZIA CECCARELLI

Classe 1974. Laureata in Pittura e specializzata in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo presso l’Accademia di Belle Arti di Torino dove vive e lavora come artista visiva e docente Fine Art. Artista proteiforme, sviluppa il suo lavoro in azioni performative, installazioni, audio-installazioni, video e fotografie partecipando a svariati progetti espositivi sul territorio nazionale.

Nei suoi lavori si percepisce l’esperienza del trauma, l’assenza intesa come eterna presenza e la sua ricerca ripone particolare attenzione su ciò che si manifesta come disturbo mentale o disagio sociale nella totale polisemia, con l’obiettivo di coinvolgere i visitatori  in un'esperienza ad ampio spettro emozionale.

Attualmente vive e lavora a Torino, Italia.

CHIARA CORDESCHI

Chiara Cordeschi è nata in Sardegna nel 1996. Nel 2018 si laurea con lode all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano in Nuove Tecnologie dell’Arte. Da anni pratica l’autoritratto fotografico; il suo lavoro è una costante evoluzione e ricerca di se stessa in cui il corpo diviene strumento performativo. L’esperienza corporea talvolta interagisce con altri linguaggi come la parola, il disegno, la scultura e il cucito.

Molti dei suoi lavori hanno radice autobiografica e raggiungono attraverso l’opera una condizione di sublimazione; altri pongono l’accento sul tema femminile, sulla sessualità e sulla valenza del corpo come materia mnemonica ed esistenziale.

GIACOMO COSTA

Giacomo Costa è nato nel 1970 a Firenze dove vive e lavora.

Ha partecipato alla XIII Quadriennale di Roma (1999) e alla VIII Biennale della Fotografia (1999) di Torino ed ha tenuto personali da Photology a Londra (1999), alla Arthur Roger Gallery di New Orleans (1999) ed alla Laurence Miller Gallery a New York (2000). É stato anche invitato ad esporre al Contemporary Art Center of New Orleans in occasione della mostra "Photography Now" (2001) ed alla Anteprima della XIV Quadriennale a Torino (2004). Nel 2002 ha tenuto una personale presso Sergio Tossi Arte Contemporanea (Firenze) e nel 2003 presso Guidi&Schoen a Genova . Nel 2005 al suo lavoro sono state dedicate due mostre, una dal Quarter-Centro Produzione Arte di Firenze a cura di Sergio Risaliti e Pietro Gaglianò ed una presso la Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Ciampino (Roma).
Nel 2006 ha preso parte alla X Biennale di Venezia di Architettura. Nell’ottobre dello stesso anno una sua opera è stata esposta al Centre Pompidou di Parigi in occasione della mostra Le Peintres de la vie moderne entrando a far parte della collezione permanente del museo. Nel novembre 2006 ha presentato la sua nuova serie di lavori Atti metropolitani in due personali alla Galleria Guidi&Schoen di Genova ed alla Galerie Clairefontaine in Lussemburgo.
Nel settembre del 2007 il suo lavoro è stato esposto presso Phillips De Pury a New York in occasione della mostra C-Photo Exhibition.
Nell’aprile del 2009 l’editore Damiani ha pubblicato una monografía che ripercorre il suo lavoro dal 1996 ad oggi, con una prefazione di Sir Norman Foster ed un testo critico di Luca Beatrice.
Nel giugno del 2009 ha rappresentato l’Italia alla 53° edizione Della Biennale d’Arte di Venezia. Nel novembre dello stesso anno è stato invitato ad esporre due personali al FotoArtFestival di Bielska in Polonia e al Lucca Digital Photo Fest, mentre a dicembre ancora una personale al Seoul International Photo Festival in Korea.
Nel 2010 ha esposto una personale alla Dominik Mersch Gallery di Sidney ed è stato invitato a esporre a Ostrale 2010 presso l’Internationale Ausstellung zeitgenössischer Künste di Dresden. Il suo lavoro è stato inserito nel volume della Taschen Architecture Now! vol 7, by Philip Jodidio.
Durante gli anni il suo lavoro è stato pubblicato dalle seguenti riviste internazionali: El Pais, Es (cover), Digital Photo, Ru (cover), Silver Shotz, Uk (cover), Exit, Es (cover), Evolo, Usa, Photography, Korea, Photo magazin, D., Art, D., Frame, A, C-Photo magazine, Uk.

 

 

DAVIDE D'ELIA

Davide D'Elia è nato nel 1973 a Cava dei tirreni (SA). Vive e lavora a Roma. Ha esposto in mostre personali e collettive, in Italia, Inghilterra, Libano, Grecia e Slovenia. Suoi lavori sono stati esposti alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, altri acquisiti nella collezione MAXXI - Museo delle arti del XXI secolo e ha partecipato alla 55 Biennale di Venezia (2013).

Con una formazione legata alla pittura informale, l’artista a partire della seconda metà degli anni Duemila sperimenta l’interazione del tempo e degli agenti atmosferici sulla materia, che lo portano a realizzare opere composte con materiali solarizzati, usurati dal tempo, e con la muffa.

Sono lavori che esplorano quello che rimane, documentano la storia, la vita proiettata sulle cose: l’artista osserva il passaggio del tempo portando avanti una riflessione che riguarda non soltanto la consapevolezza della memoria ma anche la sua trasmissione.

A queste opere ne seguono altre in cui le muffe vengono unite o contrapposte a carte millimetrate, strumenti di precisione e di controllo dello spazio, completamente opposti alla imprevedibilità dell’azione del tempo e della natura sulle cose.

Nel solco di una riflessione che si sviluppa in modo logico e conseguenziale, D’Elia sviluppa successivamente una nuova linea di ricerca apparentemente opposta a quella legata ai segni del tempo sulla materia.

Nel 2014 realizza una installazione ambientale dal titolo Antivegetativa un intero ambiente in cui pareti, oggetti, quadri vengono immersi in una pittura azzurra a base di piombo, l’antivegetativa appunto, utilizzata nei cantieri nautici per evitare l’usura delle chiglie delle barche.

Se le muffe, le solarizzazioni, la polvere ci raccontano il tempo e la memoria sulla materia, se la carta millimetrata tenta un controllo dell’azione del tempo, l’antivegetativa con il suo azzurro compatto, nasconde qualsiasi traccia del tempo, o forse tenta di preservare la materia dal tempo.

Le opere di D’Elia sono caratterizzate dalla contaminazione tra i linguaggi e da un’estetica concettuale. Nei suoi lavori il dato soggettivo e i materiali vengono destrutturati e ricomposti per trasformarsi nel veicolo di un pensiero universale. Dalla materia dunque all’astrazione.

AMALIA DE BERNARDIS

Amalia de Bernardis, nasce a Cosenza nel 1984, poi si trasferisce a Torino dove tuttora vive.

Autodidatta, preferisce le botteghe ed i workshop, i simposi ed i laboratori, all’accademia d’arte.

Si forma tra Torino, Berlino, Varsavia, Milano e New York.
Performer, artista visiva, scultrice espone e agisce in gallerie d’arte, in spazi culturali, in spazi off, in mostre internazionali, in appartamenti privati, in paesaggi naturali ed urbani, spostando l’attenzione sull’opera (nella zona visiva) e non sul nome dell’artista (spesso utilizza altre firme o non firma affatto).

Espone in Italia e all’estero. 

Tra gli ultimi lavori, si citano le due performance: Innocent Love e LL presso la Galleria Moitre (Torino).

Curatrice di esposizioni d’arte, lavora inizialmente come curatore esterno poi apre nel 2015 il Temporaneo Spazio Cit, spazio itinerante con base a Torino e nel 2017 inizia il percorso H25 (mostre solo su invito in appartamenti privati).

Da sempre svolge esperimenti sugli “allestimenti vivi”.

EMANUELE DELLO STROLOGO

Emanuele Dello Strologo, nasce a Genova 49 anni fa. Quasi per caso decide di provare la fotografia e senza accorgersene questa diventa prima una passione e poi il proprio lavoro.

Dopo un paio di anni inizia a collaborare con l’Agenzia fotografia Corbis per seguire eventi, ossia News di carattere sociale e non. Dopo qualche mese inizia a collaborare e ancora oggi collabora, con l’Agenzia fotografica Getty Images per News e Reportage.

Si evidenzia quindi un’attitudine specifica a fotografare il mondo in cui vive e non solo, una specificità nel raccontare attraverso i reportage e i ritratti quelle che sono le situazioni che possono essere le più diverse, dal terremoto, l’alluvione, la manifestazione, il problemi dell’immigrazione, ecc. Quindi Emanuele usa la macchina fotografica quale strumento di comunicazione, quello strumento attraverso il quale coloro che vedono le sue fotografie possano immergersi in ciò che lui ha visto e ha voluto raccontare, portare alla luce di tutti l’argomento da lui trattato.

Oggi continua la ricerca di qualunque argomento per lui sia importante seguire, immergersi e trarre da qui il suo lavoro nella ricerca di rendere utile questi suoi lavori che hanno fondamentalmente lo scopo di far conosce e mostrare vari momenti e non solo, sempre nel rispetto delle persone e cercando sempre di non essere mai banali.

MONTSERRAT DIAZ

Fotografa autodidatta, Montserrat Diaz, nata a Malaga, ma residente a Milano dal 2000, dove si laurea in Lingue e Letterature Straniere, ha sempre avuto una grande predisposizione per l'arte. Anche se inizialmente ama esprimersi attraverso la pittura, nel 2014 scopre la fotografia e da allora diventa il medio attraverso il quale preferisce esprimere se stessa.

Il suo percorso espositivo e lavorativo inizia nel novembre 2016, in occasione dell’evento torinese Paratissima XII, nella sezione fotografica NoPhoto curata da Laura Tota.

Nel 2017 espone al MIIT di Torino e vince il bando di partecipazione indetto da Malamegi Lab grazie al quale espone alla galleria Imagoars di Venezia  conquistando il primo premio fra i partecipanti. Sempre quest’anno partecipa a Paratissima XIII di Torino, ottenendo il Pemio Bonetti e il Premio Mauto. Artisti Italiani la sceglie tra i partecipanti al prestigioso Premio Celeste per una bipersonale a Giarre (Catania), curata da Benedetta Spagnuolo.

Nel 2018 partecipa a Paratissima Bologna e vince il Premio PRS a Paratissima Milano. Partecipa al Sorrento Young Art festival, evento artistico curato da Paolo Feroce, e alla collettiva fotografica curata da Martin Vegas indetta da ImagNation a Parigi.

Di nuovo con Artisti Italiani espone in una bipersonale curata da Benedetta Spagnuolo, al Galata Museo del mare di Genova, mentre lo showroom DVO di Milano la invita per una personale dal titolo The oniric photography of Montserrat Diaz.

Nel frattempo collabora con ForiAsse, cooperativa letteraria, e con Studio Ata/Plan Buy®/Barbara Corsico photography, e viene pubblicata da diverse riviste online quali Click Magazine (con anche la copertina, 1/2018) e Thalamus Magazine (rivista spagnola, 9/2018).

BORIS DUHM

Boris Duhm nasce a Aquisgrana, in Germania; vive e lavora a Berlino e Budapest.

Artista che lavorava principalmente con la fotografia analogica, su pellicola, oggi ha aggiunto diversi media: pittura, collage, installazione e performance; il suo lavoro ruota intorno al concetto della “diversità”, in una società che si basa sempre più sulla “conformità” dei suoi membri e in cui l’emarginazione del non conforme appunto diventa il primo approccio utilizzato.

Per questo motivo Boris interpreta spesso i personaggi descritti nelle sue opere, quasi un processo di auto-identificazione di diverse identità e connotazioni, non solo visive ma anche sociali; ricostruisce teatrali set fotografici o allestimenti visivi molto kitsch, strutturando spesso vere e proprie performance.

Le sue opere non sono semplici fotografie ma parte di un processo sperimentale che tende a far emergere e visualizzare uno stato mentale del nostro contemporaneo; egli stesso afferma “quando un'immagine diventa simbolica può acquisire una dimensione politica o sociale.”

Il complesso del suo lavoro, non solo le immagini, ma anche i video e i dipinti rispecchiano la sfera di un linguaggio apparentemente irrazionale ma che usa codici che spesso ritroviamo nel mondo della comunicazione contemporanea. Spesso paesaggi naturali, selvaggi, fanno da contorno ai suoi personaggi; nei lavori di Duhm, il volto dell'artista, o meglio, la sua rappresentazione di un’individualità specifica, viene celata. Il visibile quindi diventa allegoria di un’assenza o come in “Forest-Paintings”, il palcoscenico stesso, la location degli scatti, diventano contenuto allegorico, una natura "selvaggia" che diviene specchio interiore.

Ultimamente l’artista sta lavorando ad una nuova serie di immagini fotografiche molto poetiche che trattano la relazione tra l’uomo e la natura; alcuni dei nuovi lavori sono stati portati in Transilvania e Slovenia nel 2012 e nel 2013 e sono stati scattati nelle campagne berlinesi.

Affianca la sua attività di artista a quella di docente universitario insegnando fotografia e sceneggiatura in diverse sedi in Europa.

 

 

PATRICIA EICHERT

Patricia Eichert è un’artista che vive e lavora a Wuppertal e Dusseldorf; come fotografa è specializzata in shooting di moda, people e ritratto con una particolare attenzione alle persone che sono il fulcro del suo lavoro sia commerciale che artistico; i suoi scatti sono molto colorati, surreali, intimi ma nello stesso tempo di matrice pubblicitaria, utilizza lo stesso linguaggio che si tratti di un servizio su commissione o una serie fotografica personale.

Le sue opere sono state esposte a Londra, San Francisco, Belfast, Bologna e in Germania.

Patricia  è una fotografa emergente che lavora con molto umorismo ed ironia costruendo scenari fotografici che seducono con un gusto retrò, l’originalità degli accostamenti di designer e  la scelta di set coloratissimi e saturi, quasi iperrealisti.
I suoi personaggi si muovono in un universo apparentemente quotidiano e rassicurante ma che in realtà si colloca nella nostra memoria visiva, sono personaggi quotidiani presenti all’interno di scene che riproducono spesso la nostra vita; questo scarto molto netto tra presente e passato, realtà e surrealismo, forma e sostanza, costruisce identità clonate, rappresentazioni di ruoli in cui tutti possiamo identificarci inizialmente con un sorriso e successivamente con un’ipnotica curiosità di definire questi stereotipi di vita che tanto ci appartengono, quanto sfuggono alla nostra codificazione proprio perché ci riconosciamo attori che recitano una parte.

Così facendo le sue immagini ci mostrano uno spazio intimo dandoci la libertà di costruire una narrazione per ognuno dei suoi personaggi; le sue serie fotografiche, diverse tra loro, hanno un’inconfondibile comune denominatore stilistico, riguardano immagini emotivamente enfatiche che mescolano realtà e finzione con un'attenzione visiva stupefacente.

E’ proprio questo particolare  stile con le sue peculiarità, che l'hanno portata a vincere diversi premi come il "Premio Internazionale di Arte Digitale e Fotografica 2010 del Chicago Art Museum," o “l’International Color Awards-Master of Color Photography".

NADJA ELLINGER

Nadja Ellinger è una fotografa e artista di 25 anni con sede a Monaco, in Germania.

Acquistando la sua prima macchina fotografica all'età di 18 anni, la fotografia da allora è diventata la sua vera compagna. Nel 2013 Nadja ha deciso di seguire una formazione formale in fotografia e design presso l'Università di Scienze Applicate di Monaco.

Nel 2015 si trasferisce a Londra per un anno e mezzo come assistente alla fotografia e alla produzione. Dal 2016 al 2017, tornata a Monaco, ha iniziato come ritoccata in un'agenzia locale per marchi internazionali, mentre lavorava ancora ai suoi progetti. 2017 il progetto a lungo termine "Ma una sirena non ha lacrime" è stato pubblicato come libro e esposto nelle gallerie locali.

ERRESULLALUNA + CHULI PAQUIN

ERRESULLALUNA+Chuli Paquin vivono e lavorano insieme dal 2012. Il primo, nato a Parma nel 1981, appassionato di fotografia da quando è bambino, inizia a dedicarcisi subito dopo aver concluso gli studi e realizza la sua prima mostra nel 2001 alla Biennale di Casina.
Chuli Paquin, nata a Parma nel 1989, dopo aver studiato grafica al Politecnico di Milano, si dedica agli studi umanistici conseguendo prima una laurea in Lettere Moderne, poi in Italianistica e Culture Letterarie Europee all'Università di Bologna. Il primo contatto tra i due avviene durante la realizzazione della serie R.itratti, nel 2012, e dopo una serie di collaborazioni, ERRESULLALUNA+Chuli Paquin decidono di lavorare insieme stabilmente, coniugando capacità tecniche, ricerche iconografiche e culturali e studi critici.
Si interessano a temi mitologici e classici, alle origini religiose e non della cultura italiana ed europea, e a tutto ciò che riguarda l'uomo nella sua dimensione conscia e inconscia. Sempre a partire dal 2012, hanno ideato una nuova tecnica di stampa che, utilizzando un acido di loro invenzione, permette di catturare il colore e ridistribuirlo con un pennello. Questo è ciò che maggiormente denota la loro estetica, ed è fortemente legato alla necessità di unire idealmente gli strumenti moderni e digitali a quel passato che esplorano con la fotografia.
Dopo aver esposto in alcuni spazi della città e aver partecipato a mostre collettive come Quadrilegio a Parma, e Paratissima a Torino, nell'aprile del 2016 inaugura la loro prima personale Iconic Personæ alla Galleria B4 di Bologna, e lo stesso mese partecipano alla prima edizione di Parma 360 - Festival della creatività contemporanea con Opus, alla Galleria San Ludovico. L'anno successivo partecipano con Galleria Façade alla Young International Artist Fair di Parigi. Nel maggio 2017 una selezione di loro polaroid è stata esposta al MamBo di Bologna, e alla Galleria Gallerati di Roma. Nel 2018 sono stati inseriti nel catalogo dei giovani artisti della città di Parma, voluto dall'assessorato alla cultura e curato dalla professoressa Gloria Bianchino.

FRANCESCA FINI

Francesca Fini è un'artista interdisciplinare che focalizza la sua ricerca sui nuovi media, sul cinema sperimentale e sull'arte performativa. Vive e lavora a Roma.
Il fulcro del suo lavoro è sempre il corpo e il suo potere narrativo, in quella regione di confine dove la performance art e il cinema si ibridano, creando una nuova sintesi nella pratica dell'arte transmediale contemporanea.

Tra gli eventi artistici più importanti a cui ha preso parte negli ultimi anni, ricordiamo la Biennale WRO 2011 in Polonia, Currents New Mediain Santa Fe, CINEMED Film Festival a Montpellier, Nord Art International Art Exhibition, Berlin Directors Lounge e IKONO TV Film Festival in Germania , Videoformes Festival a Clermont Ferrand, Szczec in European Film Festival (SEFF) in Polonia, FILE Electronic Language International Festival in Brasile, Athens Videoart Festival, IVHAM New Media Arts Fest e Proyector Festival a Madrid, CYBERFEST e Now & After in Russia, Videoart Yearbook e Robot Festival a Bologna, Instants Video numériques et poétiquesin Marseille, MEM Festival al Guggenheim Museum di Bilbao e al Japan Media Arts Festival a Tokyo.

Nel 2012 è stata invitata alla prima Venice International Performance Art Week, con l'opera di Valie Export, Jan Fabre, Yoko Ono, Marina Abramovic e Hermann Nitsch. Nel 2013 ha vinto la FONLAD Performance Art Residency a Coimbra ed è stata invitata a Chicago per il Rapid Pulse Performance Art Festival. Nel 2014 è stata selezionata per il Margaret Guthman Musical Instrument Competition, organizzato dal Georgia Institute of Technology di Atlanta.

Nel 2014 e nel 2016 è stata artista in residenza presso il Watermill Center di Bob Wilson a New York. Nel 2016 ha scritto e diretto Ophelia non annegare; un lungometraggio sperimentale basato sull'ibridazione tra found-footage (dall'archivio nazionale Istituto Luce Cinecittà) e originale linguaggio performativo contemporaneo. Il film è stato presentato a New York, Clermont-Ferrand e al Macro Contemporary Museum di Roma.

Nello stesso anno ha scritto e diretto Gold-cercando Oz, un documentario sperimentale di 60 minuti prodotto durante una residenza artistica a Gerusalemme e finanziato da Musrara Mix Festival.

Viene citata dalla Treccani Encyclopedia come uno dei massimi esponenti della cyber performance in Italia.

FLEUR/ENRICO DUTTO-FRANCESCO LURGO

FLeUR è un progetto nato a Torino da Francesco Lurgo (già attivo su palchi internazionali con Tacuma Orchestra Elettronica, Daniele Brusaschetto e altri) e Enrico Dutto.

Nelle loro performances si fondono due anime; i laptop convivono sul palco con chitarre e pianoforti, e la programmazione software si scontra con l’improvvisazione e la natura umana, creando un paesaggio sonoro che unisce il mondo digitale e astratto dell’IDM con l’evocatività del post-rock e con una ritualità oscura.

Dopo numerose esperienze dal vivo in club italiani ed europei e esperienze di sonorizzazione per performances teatrali, letture e video, il primo E.P. “Supernova, Urgent Star” esce all’inizio del 2014 e vede la partecipazione di Fabrizio Modonese Palumbo dei Larsen alla viola.

A cavallo tra 2016 e 2017 uscirà il primo full-lenght, “The Space Between”, per la Bosco Rec di Daniele Brusaschetto. Al disco partecipano come ospiti alla voce Brusaschetto stesso e Costanza Bellugi.

NADIA FRASSON

Nata nel 1964 a Treviso, l'artista abita a Portogruaro; autodidatta, ha recentemente iniziato ad inserire nei suoi lavori la tecnica fotografica, conservando intatto il suo amore per la stoffa e il ricamo.

“Allora ho incassato colpo dopo colpo, ad ogni parola ho imposto il silenzio. Ho inghiottito piano il pianto ed ho sedato ogni furioso impeto di ribellione. Ma mai, mai ti ho ceduto il passo, costringendo le tue spalle a sfiorare il muro. Piegata ma mai a capo chino, ho combattuto la mia battaglia quotidiana. In ginocchio, ma solo per trovare dentro ad un pensiero la forza per andare avanti.

Credevi di avermi fatta a pezzi e invece mi sono moltiplicata”.

Ho usato ago e filo, nel simbolismo della formica, per raccontare questi quattro anni di mobbing.

Gli insetti rappresentano le molestie, le chiacchiere alle spalle, le maldicenze che sentivo camminarmi addosso.

Non era semplice trovare un linguaggio per raccontare il disagio, la sofferenza di quella esperienza, che divorava lentamente la mia vita.

(Enne Effe – Nadia Frasson)

L'artista nelle sue opere, di forte carica emotiva, accosta la fotografia, anche gli autoscatti, a composizioni di vario genere, azzardando l'utilizzo spregiudicato di materiali diversi.

A volte ricama le foto, con operazione tanto delicata quanto simbolica e struggente.

A volte stratifica garze, stoffe e ricami unendoli ad oggetti quotidiani: in “prex precis” l'opera tessile diventa onore e inno alla vita, rappresentazione sacrale del profano.

Sempre crea opere profondamente autobiografiche, rappresentazioni coinvolgenti in cui lo spettatore entra con naturalezza, sia che evochino il passato famigliare o un momento magico (come i frammenti di ricordi descritti in “storie brevi”) sia che raccontino episodi dolorosi legati al mobbing: questo tema, caro all'artista, è oggetto della serie "noli me tangere" ed è stato da lei recentemente e coraggiosamente sviluppato anche in una video performance.

Mai banale, Enne Effe colpisce per la profondità e la forza, anche violenta, dei temi che affronta con delicatezza e rispetto massimi, paragrafi nella narrazione di un processo evolutivo che passa anche attraverso il dolore.

LUCA FUCCI

Luca Fucci è un artista toscano che da anni milita in formazioni elettroniche di avanguardia (Interferenze, Crafty Cell, BMT).

Nel 2015 l’esigenza di esprimersi individualmente lo porta a pubblicare il suo primo disco strumentale solista “Hidden Scars”: un crossover elettronico di emozioni, in cui sintetizzatori, drum machines e pianoforte sono elementi imprescindibili gli uni dagli altri, attraverso i quali viene plasmato un decadente microcosmo a tinte scure in cui immergersi e perdersi senza pregiudizi.

Accolto con grande successo da pubblico e critica, “Hidden Scars” è stato accompagnato da esibizioni live in cui musica e suggestivi visuals si fondono in un unico elemento.

L’espressione musicale di Luca Fucci si basa su pianoforti melodici, cupi e gravi che si alternano, incontrano e fondono con l’elettronica delle drum machines, dei synth analogici e modulari, per portare alla luce "cicatrici nascoste".

La attenta ricerca del suoni attraverso le macchine non è esercizio fine a se stesso, ma un mezzo per dare voce a sensazioni ed emozioni, senza bisogno alcuno di parole.

Il 26 Gennaio 2018 viene pubblicato “Live Scars”, una testimonianza audio-video della performance live tenutasi l’8 dicembre 2017 nella live room de “La Fucina Studio”: un viaggio personale ed intenso, tra musica elettronica e visuals. Una esperienza unica nel suo genere.

GIORGIO GALIMBERTI

Giorgio Galimberti nasce a Como nel 1980. Da sempre appassionato di fotografia, complice anche un clima familiare aperto all’arte e alla creatività, fin da piccolo comincia ad avvicinarsi al mezzo fotografico attraverso le Polaroid.

Con i primi tentativi di manipolazione e alterazione dell’immagine, Giorgio esplora approfonditamente la dimensione giocosa del supporto istantaneo.

Durante l’adolescenza, la passione non viene mai meno e, attraverso la frequentazione di numerose mostre ed esposizioni, unitamente ad un’intensa attività pratica in camera oscura, si costruisce un personalissimo background fotografico, basato principalmente sulle tecniche di sperimentazione dei grandi maestri che hanno fatto la storia della fotografia.

Dopo un periodo di momentaneo distacco, durato qualche anno, Galimberti si riavvicina al mondo della fotografia digitale senza mai abbandonare del tutto la fotografia analogica. Attraverso la sperimentazione del bianco e nero perfeziona i suoi gusti e, memore della lezione dei grandi maestri della fotografia, si avvicina ad una visione del mondo incentrata prevalentemente sugli effetti della luce sui corpi e sui paesaggi urbani, riprendendo alcuni elementi tipici della street photography e rielaborandoli in funzione di un linguaggio fotografico moderno e narrativo che unisce agli scorci di vita quotidiana le visioni sospese dell’architettura urbana con uno stile fortemente personale e riconoscibile. Numerose le sue partecipazioni a mostre personali e collaborazioni con importanti gallerie d’arte Italiane e Internazionali che gli hanno permesso di entrare nella fotografia autoriale. Si dedica alla didattica trasmettendo durante i suoi workshop e seminari il suo punto di vista sulla fotografia d’autore.

DEBORA GARRITANI

Debora Garritani è nata a Crotone nel 1983. Nel 2012 intraprende studi giuridici a Parma  che successivamente interrompe per iscriversi all’Accademia di Brera di Milano, dove studia pittura, conseguendo la laurea triennale nel 2012. L’esperienza di un lungo ed affascinante viaggio a Mumbai, dove svolge un’approfondita indagine sulla vita palpitante della città, l’ha portata ad approfondire lo studio della fotografia.

A partire dal 2012 realizza serie di autoscatti che costituiscono un’indagine su temi esistenziali, in particolare sugli opposti dualismi, presenza-assenza, memoria-oblio, ascesa e discesa dell’uomo, inizio e fine, peccato ed espiazione. Al centro della sua ricerca vi è dunque la vita, concepita come “pellegrinaggio”, in cui si alternano ombre e luci, cieli tersi e piogge scroscianti, rumore e silenzio, nascite e morti metaforiche. E’ dunque una fotografia intima ed evocativa, tesa a comunicare un messaggio interiore attraverso  il silenzio della riflessione.
Ha partecipato a diverse mostre personali e collettive e nel 2014 è finalista del premio Cairo.

CHIARA GINI

Chiara Gini, 1991, nasce a Vinci dove vive e lavora.

Inizia il suo percorso artistico come autodidatta, prediligendo nella sua ricerca la fotografia analogica. La sua visione (anche estetica) viaggia in un assenza di contemporaneità e di immaginari vivi in nessun tempo.

La fotografia analogica le permette di agire fisicamente sulla pellicola rendendo le immagini quasi pittoriche e prive di contrasto. Passando dalla fotografia, alla pittura su foto, fino all'istallazione, sfrutta le interazioni tra materiale organico e non, poesia e audio, per creare istallazioni site specific che rendano lo spazio parte essenziale dell’opera. Per esaltare l’assenza della società e l’essenza dell’individuo, i suoi, sono luoghi incontaminati, non-luoghi. I soggetti, prevalentemente femminili, sono immersi negli scenari dell’artista, le cui ispirazioni vengono da ricerche sul tema dell'identità, memoria e individuo. Dal 2011 ha esposto in mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero e i suoi lavori sono stati pubblicati su libri e magazine online.

FEDERICA GONNELLI

Sono nata a Firenze, dove ho frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti. In entrambi i casi, specializzandomi formalmente in arti visive/pittura, ma concretamente ricercando soluzioni e strumenti diversi al di là da queste categorie. Vivo e lavoro tra Firenze e Prato. Una situazione di confine che ha caratterizzato il mio percorso artistico nei temi e nei componenti sviluppando una ricerca che si situa al limite tra le discipline canoniche delle arti visive. Confesso di non sentirmi pienamente parte di alcun compartimento delle arti visive. La mia ricerca è volta al superamento delle barriere, qualsiasi esse siano, che relegano in compartimenti stagni le varie arti, così come i confini che dividono gli individui. Dal 2001 ho sviluppato una profonda ricerca sul rapporto contenuto-contenitore, attraverso immagini e oggetti estrapolati dalla vita di tutti i giorni o piccole sculture realizzate con i più vari materiali ai quali sovrappongo, in un dialogo di scambio continuo, grazie alla trasparenza dell’organza, altre immagini. Dopo aver sovrapposto in modo bidimensionale vari elementi, ho sentito il bisogno di avere più profondità, ho sentito il bisogno di dare più spazio e respiro alle stratificazioni che componevano le mie opere trasformando il telaio in una sorta di scatola all’interno della quale avevo lo spazio necessario per porre i vari elementi della composizione, rivestendola infine con un velo d’organza.

Contemporaneamente la ricerca di spazio mi ha portato ad ampliare i miei progetti e ad affiancare alla realizzazione delle opere tridimensionali: performance, suoni, video proiezioni, installazioni e videoinstallazioni. Nel mio percorso, il video mi ha permesso di superare il concetto di contenitore reale presente nella mia opera, acquisendo un contenitore virtuale, nel quale le immagini scorrono fluide, elastiche, pulsanti, vitali, leggere e semitrasparenti.

CHRISTINA HEURIG

Christina Heurig è un'artista, fotografa e sceneggiatrice autodidatta con sede a Berlino, in Germania e in Svizzera. Si è laureata nel 2017 come designer della comunicazione con il suo progetto di libri "Der Sandmann". Il suo lavoro si concentra sull'arte e sulla fotografia di ritratti, sulla costruzione di modelli in miniatura per il teatro dei burattini e sui film d'animazione, oltre a scenografie per opere teatrali e cinematografiche. In sostanza utilizza elementi legati ad un immaginario autoreferenziale di matrice dark con atmosfere misteriose ed oscure, elementi che appartengono ad una sua sfera intima caratteriale che diventano urgenza espressiva; illustra ed esplora strati e stadi emotivi e cognitivi dell’anima.

“La mia fotografia e le mie opere d'arte derivano principalmente dall'esplorazione dell'identità e dall’autorappresentazione del sé. Abbracciando e seguendo la mia naturale predisposizione per certe atmosfere dark, metto in scena e compongo ritratti e nature morte, che usano tecniche espressive anche legate al surrealismo. Spesso, la tecnica principalmente fotografica, include nelle mie opere oggetti distorti e mistificanti, persone e atmosfere particolari rese possibili da elementi che contrappongo alla sola tecnica fotografica quali  vetri, lenti che manipolano la ripresa o elementi simbolici che arricchiscono e completano l'immagine.

La mia opinione è quella di manipolare l'immagine giocando con il realismo del soggetto e rendendo visibile un'altra parte di realtà. Il principale motivo che mi spinge a creare  immagini è il bisogno di affrontare i miei sentimenti, ricordi e pensieri contemplativi, attraverso uno stato mentale simile alla “katharsis”. Sono molto affascinata dalla spiritualità, dai rituali, dalla magia della trascendenza e quindi altamente ispirata dal folklore, dalle fiabe, dalle storie di fantasia e dalle magie che scatenano i pensieri contrapposti all’immaginazione”.

CORINNA HOLTHUSEN

Corinna Holthusen è un'artista concettuale specializzata in fotografia e digital imaging.
Nata ad Amburgo, tra il 1986 e 87 frequenta lo Studio Art Centres International a Firenze, dall’87 al 90 l’Istituto Europeo di Design di Milano, dal 1990 lavora come freelance ad Amburgo e dal 1993 inizia le prime esperienze con la manipolazione dell’immagine digitale.

Artista pluripremiata, le sue opere sono esposte in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo.

Le sue immagini vengono scattate in studio, manipolate al computer, poi stampate su tela fotografica. Affronta il tema della convergenza tra bellezza, disgusto, artificialità, naturalezza... volti e corpi perfetti (con chiari riferimenti all’immagine mediale della pubblicità), vengono successivamente manipolati e decostruiti quasi a ricomporne nuove fisionomie e infine infierendo con rotture, elementi tattili di materiali diversi, crea un corpo materico che si allontana progressivamente dalla sola superficie fotografica; utilizzando acrilici e pigmenti sviluppa quasi una superficie “emotiva” sulle sue stampe finali.

GIACOMO INFANTINO

Giacomo Infantino nasce nell'aprile del '93 in provincia di Varese e attualmente è laureando in Nuove tecnologie all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

Da alcuni anni è attivo sul territorio del varesotto e in quello milanese. Ha esposto le sue fotografie per diversi eventi quali il Salone del Mobile 2017 a Milano, Accademia Aperta, e presso il prestigioso Ex studio di Piero Manzoni. Ha inoltre partecipato all’inaugurazione dello spazio espositivo Wg Art/Substrato, un’iniziativa di riqualificazione dell’Ex libreria Veroni situata nel cuore della città di Varese.

Da circa tre anni si sta dedicando a un progetto fotografico che racconta personalmente la provincia di Varese estendendosi no alle aree periferiche di Milano.
La mia ricerca è basata sulla narrazione approfondita di quei luoghi della mia provincia, quei siti periferici a cui ho dedicato la mia attenzione e una frequentazione costante. La produzione fotografica cerca di aprire le porte di questo spaccato sociale con i ritratti delle loro identità e dei luoghi da loro abitati.
“Fotografare tutto questo mi ha permesso di interpretare una parte della vita quotidiana di queste persone, trasformandole in personaggi impassibili, sospesi e quasi assenti. Queste persone, così diverse fra loro, hanno in comune l’appartenenza ad una società liquida, in continuo mutamento e sempre più globalizzata. In questo senso la loro identità diventa internazionale, sono cioè contemporaneamente fuori dal mondo e dentro il mondo. Mai come oggi l’individuo è così concentrato su se stesso e nel contempo così connesso agli altri, questo è il binomio sociale di cui tutti noi siamo protagonisti. L’immagine aleatoria e smaterializzata crea il contrasto fra diurno e notturno, il quale rivela la maschera della realtà e il suo incon-scio nascosto.
La mia rappresentazione ha dei rimandi formali a un canone di modello, quello americano, contrapposto a simboli italiani che mettono in risalto la reale identità delle cose. La finalità è cercare di mettere in luce qualcosa che sfugge ad un primo impatto, che rimane nascosto nel substrato quotidiano e che mi ha sempre affascinato.”

DONATELLA IZZO

Donatella Izzo (1979), vive e lavora a Milano. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera e da subito il suo interesse si concentra sulla fotografia elaborata in maniera pittorica, tanto da permetterle di vincere numerosi premi per la pittura tra il 2006 e il 2009. Nel 2010 l’artista si spoglia della manipolazione pittorica fin ora pre-dominante e approda ad una fotografia più pura nella tecnica, sebbene caricata di una forte valenza metaforica. Dal 2011 iniziano le esperienze internazionali con le mostre di Londra, Madrid, Barcellona, Rzeszòw (Polonia) New York, oltre che in numerose mostre in Italia. Le sue fotografie sono state acquisite da collezioni pubbliche e private, ultima in ordine cronologico nella Collezione del Museo della Fotografia di Senigallia.

Recentemente la rivista inglese Art Reveal le ha dedicato la copertina, mentre è apparsa sulle pagine di Vanity Fair Italia, del Corriere della Sera, La Repubblica, Il Giornale, e su numerose riviste on-line segnalata tra le artiste italiane emergenti più interessanti.

Tra le ultime mostre si segnalano la personale “Family Tree” presso la Galleria La Bottega di Pietrasanta a cura di F. Mutti e la collettiva “No-Face” alla Kunsthalle di Lana (Bz) a cura di A.Tricoli.

RICHARD KERN

Cresciuto nel North Carolina, Richard Kern viene introdotto alla fotografia dal padre, editor e fotografo per diversi giornali.

Nel 1979 si trasferisce a New York, dove inizia a dedicarsi anche alla creazione di film sperimentali. I suoi sfacciati cortometraggi d’esordio gli valgono un posto fra le fila di “Cinema of Trasgression”, un gruppo underground legato alla cultura punk e impegnato nella produzione di film a basso costo incentrati su sesso e violenza, ma non senza una forte dose di humor.

Nel manifesto del gruppo, pubblicato nel 1985, si legge: “tutte le scuole di cinema dovrebbero saltare in aria e tutti i film noiosi non dovrebbero mai più essere girati. Proponiamo che il senso dell’umorismo, scartato dagli studiosi bacucchi, sia un elemento fondamentale e, inoltre, che qualsiasi film incapace di sbalordire non debba neanche essere preso in considerazione. Ci sarà sangue, disonore, dolore e estasi, cose a cui nessuno ha ancora mai pensato. Nessuno dovrà uscirne indenne..”.
YouKilled Me First, girato da Kern nel 1985, è emblematico degli intenti di “Cinema of Trasgression” di contestare le convenzioni sociali e i moralismi del tempo, esplorando temi come la violenza domestica, i ruoli di gender, le abitudini sessuali, le tendenze suicide, ma anche la povertà, il consumo di droga e la diffusione dell’AIDS.

In questi documenti di depravazione in 16mm recitano personaggi come i Sonic Youth e Lydia Lunch; i film di Kern contribuiscono a definire l’attitudine e lo stile di artisti e artistoidi della selvaggia Manhattan underground degli anni Ottanta.

Nel Frattempo, Kern continua a fotografare, individuando il suo tema favorito e la sua cifra stilistica negli scatti provocatori, sexy e grotteschi di ragazze “normali”: non solo modelle, ma soprattutto giovani donne riprese in interni domestici, che sembrano condividere con il fotografo momenti di intimità (dal lavarsi i denti seminude ad atti sessuali espliciti), in una sofisticata forma di esibizionismo che mescola quotidiano e posa, banalità e star-system.

Le sue rime foto di nudo vengono pubblicate nel giornale soft-core porno Barely Legal, poi in numerosissime riviste in tutto il mondo. Nel corso della sua carriera di fotografo Kern attraversa da protagonista il mondo della ricerca d’avanguardia, quello dell’industria pornografica e quello della fotografia di moda mantenendo la sua estetica inalterata e coerente a se stessa.

SEBASTIAN KLUG

Sebastian Klug è un fotografo tedesco con sede a Berlino. Ha iniziato a utilizzare la fotografia mentre studiava architettura e dal 2008 ha cominciato la sua attività espositiva. Il suo lavoro è stato presentato al Festival Europeo del Mese della Fotografia di Berlino nel 2010 e in diverse sedi e città tra cui Cottbus, Udine, Venezia, Amsterdam, Helsinki, Copenaghen, Londra e Oklahoma.

Dopo aver trascorso un anno all'estero all'Università IUAV di Venezia, ha sviluppato un forte interesse per il disegno e la fotografia, successivamente si trasferisce a Berlino dove termina i suoi studi e inizia a lavorare su un progetto di documentario personale.
Esplora la città di notte, usando il suo cellulare al posto di una macchina fotografica. Questo dispositivo low-fi registra immagini con atmosfere piene di “rumore” e grana, trasformando la realtà in una versione sonnambolica e onirica di se stessa, avvicinandosi così alla particolare percezione sia del fotografo che dei suoi protagonisti.

Recentemente Sebastian ha connotato la sua ricerca artistica con una serie di opere chiamate "Pixograms", in cui ritaglia tecnicamente due stampe di un unico scatto, in strisce di carta e ricompone l'immagine quasi a tessere nuove identità di ciò che viene rappresentato. Applicando questa tecnica manuale e artigianale alle stampe fotografiche, aliena il contenuto dell'immagine, lo rende pixelato a un livello analogico e le trasforma in oggetti tridimensionali. Oscillando tra immagine e scultura, crea un ibrido di entrambi i generi, unendo la loro espressività e lasciando la sua classificazione finale alla percezione dello spettatore.

SANDRA LAZZARINI

Sandra Lazzarini inizia ad interessarsi di fotografia nei primi anni del duemila quando acquista una biottica degli anni ’70 e il suo approccio con luce, forma e colore comincia a compiere i primi passi. Il suo lavoro si basa soprattutto sull’autoritratto e da qualche anno porta avanti una ricerca in continuo divenire.

Scatti poetici, velatamente schietti, gratuitamente timidi in cui il fil rouge è il nascondimento parziale dell’artista stessa che ritroviamo dietro e davanti l’obiettivo, mimetizzata tra i fiori di un giardino o dietro i panni stesi di un fatiscente cortile di casa.
Nei suoi autoritratti pare esserci una costante fusione tra l’artista e l’ambiente circostante, il suo corpo diventa come oggetto ambientale creando una fusione estetica-formale talvolta astratta e talvolta immateriale, ma comunque emotivamente vicina alla fuga da ogni protagonismo e narcisismo tipici dei nostri tempi. Le sue foto sono state pubblicate su diverse riviste cartacee nazionali e internazionali come C41 Magazine, Frankie Magazine, Ramona Magazine, A Love Token e su magazine online come Lamono, Frizzifrizzi, Collateral, Aurora Fotografi, Ignant, Worbz. 

Ha partecipato a mostre collettive e personali a Reggio Emilia, Macerata, Bologna e Berlino.

Vive e lavora a Forlì.

FRANCESCA LEONI

Francesca Leoni è nata in Italia e cresciuta in Brasile. Dopo il liceo si trasferisce negli Stati Uniti dove si laurea in Scienze della Comunicazione all'Università del North Carolina a Wilmington. Durante il college ha inizia a studiare teatro, prendendo parte a diverse produzioni. Tornata  in Italia intraprende un percorso nella  produzioni video e continua  a studiare teatro e performance. Il flusso naturale del suo percorso artistico e dei suoi interessi di ricerca l'hanno portata a lavorare nell'ambito della video performance e performance live.

Il suo  percorso  artistico si concentra su tutte le sue passate esperienze: teatro, performance e video. Queste tre discipline si incontrano e si contaminano a vicenda. Il suo obiettivo è quello di esprimere, attraverso un profondo studio del corpo con i suoi movimenti, sensazioni, esperienze (personali e sociali), un messaggio performativo, utilizzando il video come mezzo di comunicazione artistica. In questo modo ha sviluppato una serie di "video performance" che utilizzano simboli universali e il linguaggio del corpo come una forma d'arte per esprimere l'uomo contemporaneo e la donna in relazione con se stesso, con la sua / il suo corpo e la società circostante. I suoi lavori sono hanno partecipato a diversi festival nazionali e internazionali.

Da 6 anni collabora anche con Davide Mastrangelo all'interno del duo Con.Tatto.

FRANCESCA LOLLI

Nata a Perugia, Francesca si trasferisce a Milano nel 1998 dopo un breve periodo di studi in filosofia a Perugia. Si diploma alla scuola di Teatro “Arsenale” come attrice e poco dopo si laurea in scenografia all' Accademia di Belle Arti di Perugia.

Durante gli anni dell'accademia lavora come attrice nella compagnia del Teatro Arsenale e partecipa a numerosi spettacoli ('Il gioco dell'epidemia' di E. Ionesco, 'Il berretto a sonagli' di L. Pirandello, 'Pulp' di C. Bukowsky, 'La chiesa' di L. F. Celine, ecc...). Per la tesi decide di girare un documentario su un famoso fotografo newyorkese: Andres Serrano. Dal quel momento decide di cambiare la sua vita e di dedicarsi completamente alla video arte e alla performance.

La sua ricerca si concentra sulle diversità di genere e le questioni socio-politiche. I suoi lavori sono stati proiettati in numerosi festival nazionali ed internazionali.

“Tutta la mia ricerca si può racchiudere in un'unica parola: urgenza.

E' l'urgenza che porta alla comunicazione, ed i mezzi che ho scelto per fare ciò sono quelli a me più congeniali: il corpo e il video.

Attraverso di essi cerco di essere veicolo di emozioni, cerco di sublimare la mia visione della vita e del mondo che mi circonda e molto spesso possiede.

L'obiettivo principale della mia ricerca è quello di ricevere ed elaborare il 'qui e ora', di parlare del presente e di poterlo trasporre cercando di renderlo universale.

Vorrei che il mio corpo (dal vivo o passando attraverso l'obiettivo) fosse un mezzo pulsante e ricettivo dei mali (e beni) dell'epoca nella quale mi è dato vivere.

In fondo 'La vita è colpa dell'arte' (Pierre  Restany)."

TORE MANCA (MATER-IA)

Vive e lavora a Sassari; video artista e poeta “indipendente” inizia nei primi anni ‘90 come artista visivo partecipando a Reading di poesia e collettive d'arte e video arte. Dirige, monta e realizza i costumi di ogni suo lavoro. Collabora con numerosi musicisti e performer per videoclip, trailer/spot ed opere audio visive.

Crea la propria etichetta “mater-ia” con cui firma e produce ogni suo lavoro. Ha diretto finora 50 lavori di video-arte e cinema sperimentale.

Nel 2010 crea un piccolo festival di V-Art (Nature Concrete) workshops di video terapia con Oliviero Rossi residenziale al T.Off di Cagliari per lo spettacolo Aspro Tango resinziale al T.Off di Cagliari per l’installazione Bioethic Vision.

Produce lo spettacolo “Aspro Tango” della coreografa Daniela Tamponi e realizza i visual ed il costume per lo spettacolo. lo spettacolo è ancora attivo.

Realizza “alter ego” 9 cortometraggi girati in collaborazione di una casa famiglia, Villa Lissia di tempio Pausania, un progetto di arte terapia durato 8 mesi in collaborazione con Daniela Tamponi.

Dirige lo spot contro la diversità prodotto dalla Asl di Olbia in collaborazione con i ragazzi ospiti della casa famiglia.

Collabora attivamente con la scuola di danza Moviment’Arti di Tempio realizzando i trailer ed i Visual per gli spettacoli.

ROMOLO GIULIO MILITO

Lundesnombreux (Romolo Giulio Milito) inizia da bambino, nell'86, a Nizza, fotografando fuoribordo, continua a rovinare rullini sino a metà anni novanta poi sospende, riprende nel 2005, prima analogico poi digitale.

Legge i grandi maestri, impara a sviluppare e stampare, lavora per agenzie minori, privati, come assistente di fotografi ben più senior e per aziende.

Autodidatta, continua la sua ricerca/dipendenza sia nell'ambito dell'arte dell'incontro sia nell'ambito del rapporto fra l'essere umano e l'acqua. Semplice ricerca istintiva.

Talvolta fotografa ancora i fuoribordo.

MONICA MURA

Artista interdisciplinare e comunicatrice sociale.

Dottoressa magistrale in D.A.M.S., Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo con la specialità in Linguaggi Multimediali all’Università degli studi di Torino. Ha realizzato numerose azioni e mostre, individuali e collettive, tra Spagna, Italia e Portogallo (Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, MAC Museo de Arte Contemporáneo di A Coruña, Museu José Malhoa di Caldas da Raiña, tra le altre).

La sua ampia traiettoria professionale e la sua produzione artistica si distinguono per un profondo impegno sociale, rivolto principalmente all’integrazione e alla visibilità di persone e gruppi, soprattutto donne, in una situazione di esclusione, rischio o vulnerabilità.

Ha partecipato a progetti di lotta contro la violenza di genere (Mulleres en Azione: violencia zero, Deputación de Pontevedra dieci sedi come Museo de Pontevedra e Casa das Artes de Vigo, Non máis sabas tinguidas, Concello de Ribadavia, Non una di Meno, Teatro Tonio de Lanusei etc.) e ad atti e giornate volte a promuovere la visibilità della donna nella produzione culturale.

Ha collaborato con professionisti di riconosciuto prestigio in differenti ambiti (comunicatori, educatori, psicologi, sessuologi e assistenti sociali), per la creazione e realizzazione di vari processi creativi innovativi, al fine di promuovere la tolleranza e combattere la discriminazione attraverso la conoscenza e lavorare con atteggiamenti, paure e false credenze.

Ha ricevuto diversi riconoscimenti e premi, ed è stata selezionata grazie alla sua opera “Sas Diosas. Miradas, sa arèntzia mea” nell’ambito di Ollada, a miña familia (Sguardi, la mia famiglia) della Rede Museística Provincial de Lugo, dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid per far parte di “Nos+Otras: en Red” (Noi +Altre: in Rete) 2015-2017, un progetto che fa parte del programma Educazione e Azione sociale di EducaThyssen, e che vuole costruire uno spazio di creazione permanente in cui lavorare e riflettere sulla questione di genere nell’ambito del museo, la cultura ed il patrimonio che ha ricevuto la Mención de Honor en el 8º Premio Iberoamericano de Educación y Museos (Menzione di Onore nell’8° Premio Iberoamericano per l’educazione e i musei).

La sua opera fa parte di collezioni pubbliche e private, tra cui spiccano i fondi del Museo Provinciale di Lugo. Vive e lavora a Santiago de Compostela e forma parte dell’associazione nazionale spagnola MAV Mujeres en las Artes Visuales (Donne nelle Arti Visive) con sede a Madrid e del Comitato Scientifico del Congreso de Xéneros, Museos, Arte e Educación (Congresso di Genere, Musei, Arte e Educazione) della Rede Museística Provincial de Lugo. É stata selezionata nel Concurso Intervencións Artísticas de XX Bienal De Arte de Cerveira 2018 (PT) e nel 2019 farà parte degli artisti participanti alla Biennale di Genova “Other Identity” Altre forme di identità culturali e pubbliche (IT).

ALESSANDRA PACE - FAUSTO SERAFINI

Siamo Alessandra e Fausto, una coppia e una squadra, in amore e in fotografia.

Ci siamo innamorati circa 15 anni fa e ci siamo appassionati alla fotografia circa sei anni fa, in un momento difficile delle nostre vite, in cui abbiamo deciso di reagire buttandoci in qualcosa che ci facesse stare meglio, e che ci aiutasse ad incanalare le paure legate al momento di transizione in atto.

E’ così che abbiamo preso la macchina fotografica in mano e abbiamo iniziato a scattare…

Siamo stati inizialmente l’uno il modello-cavia dell'altra e fotografandoci tra di noi, abbiamo iniziato a sperimentare alcune tecniche. A distanza di un anno ci siamo resi conto di avere inconsapevolmente in mano una sorta di diario della nostra vita, vita quotidiana, ritratti posati, momenti catturati, momenti di vita intima e sessuale. Tra le varie sperimentazioni, rimettendo in moto una vecchia polaroid di famiglia, abbiamo iniziato a scattare anche fotografie istantanee.

Abbiamo esposto per la prima volta il nostro progetto "Ho te" nel circuito off di "Fotografia Europea" di Reggio Emilia, nel Maggio 2015, e qualche mese dopo la Impossible Partner Store Maranello, ha prodotto il nostro primo libro, "Ho Te" -Quaderni d'amore- (pubblicato nel febbraio 2016) e “Ho Te”-Quaderni d’amore 2- (pubblicato nel febbraio 2017) con l'obiettivo di pubblicare una  collana di quaderni sulla nostra vita, poiché il nostro è un progetto a lungo termine destinato a durare finché morte non ci separi.

Dopo un paio di anni dai primi passi mossi in fotografia, abbiamo iniziato a sentire l'esigenza di esplorare nuove strade, uscire dal nostro guscio e  iniziare a fotografare altre persone al di fuori di noi. Ed è con lo stesso approccio intimo, spontaneo e domestico, che abbiamo iniziato a fotografare ragazze, amiche, conoscenti, modelle, e abbiamo dato vita al nostro secondo progetto "Girls, girls, girls!".

In quest’ultimo indaghiamo sul modo in cui  la storia personale di ogni ragazza catturata, influisca sul modo di vivere la sessualità, sui diversi gusti e inclinazioni. Siamo attirati non dalla bellezza oggettiva, ma da una particolare attitudine, da un modo di essere che rende ognuna di loro unica e diversa dalle altre.

Osservare attraverso l’obiettivo la nostra vita e quella degli altri, ci porta a  conoscere sempre qualcosa di nuovo sulla natura umana  e soprattutto su noi stessi, ci fa crescere come individui e come coppia e arricchisce le nostre esperienze in modo sempre diverso e stimolante.

Il messaggio che vogliamo trasmettere con il nostro lavoro, è quello di seguire l'istinto e di vivere la sessualità con libertà e ironia, spogliandosi da quei retaggi culturali che la società borghese cerca da sempre di imporci, perché noi lo abbiamo provato sulla nostra pelle e possiamo affermare che si vive molto meglio quando non si ha più paura di essere giudicati e ci sente liberi di poter esprimere tutto ciò che si ha dentro.

ALEXI PALADINO (LILIAN CAPUZZIMATO)

Alexi Paladino nasce il 9 Agosto del 1979 a Taranto. Nel ’90 si trasferisce con la famiglia in provincia di Piacenza: l’abbandona a diciassette anni una volta rimasta sola, per poi tornarci stabilmente nel 2014.

Si avvicina prima alla scultura per poi passare alla fotografia, grande passione paterna.

Un passato particolare, un’esistenza nomade e turbolenta e l’esperienza della malattia le impediscono una continuità negli studi: autodidatta, si specializza nella stampa con le tecniche antiche. Decide poi di abbracciare la fotografia digitale e la stampa gicleé di qualità museale, e stampa con certificazione Digigraphie Epson con lo di pseudonimo Alexi Paladino. E mentre Alexi scatta e stampa, Lilian diventa un’attivista per i diritti umani delle persone intersex, quale è.

Tutto il lavoro di Alexi si sviluppa su due riflessioni principali:

la prima è la consapevolezza del vivere in tempi in cui la società percepisce la nostalgia in modo distorto e ossessivo,perché ha probabilmente bisogno di identificarsi in una sensazione condivisa con altri per riuscire a darsi forma con l’assenso o il dissenso; la seconda è la non credibilità della fotografia come oggettività, quanto come mezzo di comunicazione empatizzante di uno stato umano o di una sua percezione: per Alexi tutto il mondo è la bolla filtrata dai suoi sensi ed in essa tutto è concretezza ed illusione.

Erotismo, amore e una solitudine quieta sono elementi costanti nei suoi lavori, così come le pulsioni umane e le loro degenerazioni.Umanità intensa anche nella sua assenza, soprattutto nel progetto autobiografico ”Historia de un Amor”.

Alexi ha una visione eclettica di ciò che è la percezione di un’immagine, la assimila, la prende a sé, la mastica con le proprie memorie, con il proprio vissuto e la butta fuori senza limiti; allo stesso tempo appare gelosa delle proprie emozioni, le protegge fino a tal punto che esporle le provoca dolore, quel dolore che è inevitabilmente costante in ogni suo lavoro.

CARMEN PALERMO

Fotografa autodidatta, inizia ad autoritrarsi nel 1995 utilizzando una vecchia zenit a pellicola, ma è nel 2003, con l'acquisto della sua prima fotocamera digitale che può sperimentare l'autoritratto con più costanza, 7 anni dopo riscopre la Polaroid e se ne innamora. Grazie all'unicità che la caratterizza, questa modalità di espressione diventa lo strumento perfetto per trasformare l'esperienza dell'autoritratto in una vera e propria esperienza catartica. 

L'autoritratto in polaroid diviene così la sua "terapia" personale: è il mezzo per connettersi al suo mondo interiore e al suo "altro io", portarlo al di fuori di sè, metabolizzarlo, analizzarlo e infine accettarlo.

PHOEBE ZEITGEIST

Phoebe Zeitgeist è una compagnia teatrale con base a Milano, nata nel 2008.
La ricerca di questo gruppo,  aperto alle elaborazioni in tutti i campi delle arti contemporanee, è dedicata all'esistenza, alla persistenza e alla trasformazione di ogni forma di potere, sia esso annidato nelle relazioni private o nei rapporti di forza con il mondo e con le istituzioni. Questa indagine viene condotta attraverso l'opera di quegli artisti che hanno dato, attraverso i loro testi, allarmi, denunce e visoni che sono oggi i meccanismi del nostro tempo.

La parola, la sua ripetizione, la sua funzione politica, il suo innesco immaginale sono gli strumenti poetici di Phoebe Zeitgeist. La prima produzione è lo spettacolo Line, il tempo di Agota Kristof, che debutta a giugno al Teatro dell’Elfo di Milano. Il gruppo avvia una ricerca sul teatro di Copi che dà origine nel corso di quattro anni, a tre spettacoli: Le quattro gemelle, Loretta Strong (Museo MAGA di Gallarate, Spazio Tertulliano di Milano, Teatro Garibaldi Aperto di Palermo, Teatro Rossi Aperto di Pisa, Ravenna VisoinAria) e La Giornata di una Sognatrice (Teatro Out Off e Teatro Elfo Puccini, Milano). Nel dicembre 2010 Phoebe Zeitgeist presenta Note per un collasso mentale-una partitura per voci, corpi, chitarra, live electronics e altro- ispirato all'opera di J.G.Ballard. Lo spettacolo debutta nell'aprile del 2011 alla Fondazione Mudima di Milano all'interno del festival Ballard Milano 2011 - Icone neuroniche sulle autostrade spinali curato assieme ad A. Caronia e prodotto in collaborazione con NABA, Moderna Museet di Stoccolma, Forum Austriaco di Cultura. Nel 2011 Phoebe Zeitgeist realizza il progetto di performance e video Phoebe Zeitgeist appare a Milano, ispirato all'opera di Rainer Werner Fassbinder Blut am Hals der Katze (Sangue sul collo del gatto). L'opera è allestita alla Fondazione Mudima, in occasione degli eventi di Omaggio a Fassbinder, in collaborazione con il Teatro dell'Elfo, il Goethe Institut e la Cineteca Italiana. Nel 2013, in coproduzione con TGA - Teatro Garibaldi Aperto di Palermo, la compagnia realizza Preghiera. Un atto Osceno, scritto e interpretato da Margherita Ortolani. A seguito di questa collaborazione realizza la rassegna CONTAGIO-Relazioni intercorse tra Milano e Palermo realizzata allo Spazio Tertulliano di Milano, ripresa dal Teatro Elfo Puccini nel 2015. American Blues di Tennesse Williams,  debutta in forma di studio al Teatro Tertulliano nel 2013 ed è presente nella stagione 2014 del Teatro Elfo Puccini di Milano. Contemporaneamente la compagnia realizza il lavoro di ricerca Adulto, tratto dai testi finali di Pasolini, Bellezza e Morante. Lo spettacolo è selezionato per un'anteprima all'Altofest di Napoli e realizza, fino al 2017, più di sessanta repliche. Nel 2015 debutta il nuovo lavoro, parte finale di una ideale “trilogia dell'esplosione” di cui fanno parte gli spettacoli Loretta Strong e Adulto: è Kamikaze Number Five, scritto da Giuseppe Massa. Nel 2016, con la produzione del Teatro Franco Parenti di Milano realizza BAAL di Bertolt Brecht che è replicato per due stagioni. Tra il 2017 e il 2018, Phoebe Zeitgeist inizia un percorso di elaborazione diretta dei propri temi con la costruzione di due nuovi lavori e la scrittura di due drammatugie inedite:  Malagrazia, scritto da Michelangelo Zeno e Re Production scritto da Francesca Marianna Consonni e Giuseppe Isgrò.

Phoebe Zeitgeist cura dal 2012 la mini rivista BLUT, foglio dedicato alle arti contemporanee.

OPHELIA QUEEN

Ophelia nasce nel 1973 in Italia. Fin dalla tenera età utilizza il canale artistico per esprimere il proprio pensiero. Autodidatta, preferisce non subire influenze scolastiche canoniche ed esprimersi, incassando inizialmente anche insuccessi.

La forte ispirazione è legata alla Body Art inizialmente, alla letteratura, e in primis il cinema, elementi principali per realizzare i propri progetti.

Dipinge utilizzando diverse tecniche quali acquarello e olio. Si avvicina successivamente al mondo performativo e fotografico esibendosi prevalentemente in Italia ed esponendo in Europa.

L'influenza orientale le permette di praticare Shibari l'arte della legatura giapponese.

Il percorso fotografico si modula poi attraversando il processo e il passaggio da una parte all'altra dell'obiettivo. Facendo tesoro dell'esperienza fotografica dei suoi collaboratori, si orienta dal 2011 al custom Doll Art.
Utilizzando la bambola Blythe crea e cura ogni dettaglio scenografico, outfit e concept per manifestare la disapprovazione nei “confronti del genere umano”.
Nel corso del tempo l’umanità ha subito un’importante involuzione a causa della tecnologia sempre più avanzata che ha influenzato in maniera deleteria anche il nostro stato emotivo.

Le sue bambole si fanno specchio di emozioni e status sociali, riproducono personaggi e realtà vissute ogni giorno.

La bambola, metamorfosi di un simulacro di soggettività, tenta di recuperare una sorta di “verità esistenziale”, un’originale arcaica emozione.

FRANCESCA RANDI

Francesca Randi nel 1999 incontra il mezzo fotografico. Sviluppa uno stile personale, onirico, con un immaginario fortemente surreale. L’identità, l’infanzia e l’adolescenza, il paesaggio notturno in bilico tra l’incubo quotidiano e la solitudine esistenziale, l’inconscio, il doppio, la wunderkammer e il perturbante: sono alcuni dei temi affrontati da Randi.

Attualmente vive e lavora a Cagliari come fotografa e insegnante di fotografia. Collabora con varie gallerie d’arte italiane ed estere. Il lavoro fotografico di Francesca Randi è incentrato sul concetto di Realismo Fantastico e Perturbante. Attraverso le sue immagini trovano espressione le proiezioni inconsce, le rimozioni, i desideri e le aspirazioni. Il realismo fantastico rappresenta una forma di protesta ostinata con mezzi estremi contro la precarietà del reale. Il perturbante, ciò che porta angoscia, è un qualcosa che assomiglia al nostro ambiente domestico ma che in realtà cela in sé un che di straniero, sconosciuto, enigmatico.

“Tutto ciò che pensavamo fosse rimosso dalla nostra coscienza, complessi infantili, convinzioni personali o pregiudizi, riemerge creando una condizione instabile alla nostra identità e in genere uno stato di angoscia” (Freud 1919).

BÄRBEL REINHARD

Bärbel Reinhard è nata a Stoccarda, in Germania nel 1977, artista e docente, vive e lavora in Toscana.

Dopo la laurea in storia dell’arte e sociologia a Berlino si diploma in fotografia professionale alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Il suo lavoro è stato esposto in varie mostre in Italia ed all'estero, tra le quali al European Month of Photography Luxembourg, a Villa La Pietra Firenze, alla Galleria Metronom e alla Fondazione Fotografia di Modena, al Corridoio Brunelleschi a Firenze, alla Luova Gallery Helsinki e alla Photographie Marseille.

Accanto alla sua ricerca artistica lavora come fotografa freelance, docente e curatrice. Ha insegnato tra l'altro alla New York University, al Sarah Lawrence College, alla Kent State University e si occupa delle tecniche di camera oscura ed il coordinamenti didattico alla Fondazione Studio Marangoni. Ha curato diversi progetti espositivi ed editoriali, anche con collaborazioni internazionali, e dal 2010 cura l'archivio di Mario Carnicelli. Il suo interesse principale sta nelle caratteristiche e nei limiti del legame spazio-temporale inerente alla fotografia, le sue stratificazioni e manipolazioni, memoria e natura.

CHRISTIAN REISTER

Christian Reister è un artista ma anche documentarista, street photography e ritrattista; vive e lavora a Berlino, in Germania. Ha iniziato a fotografare nel 2001 e da allora ha concentrato al sua attenzione al popolo che abita la città, alla moltitudine di persone che animano le strade urbane; dopo un primo periodo dove privilegiava scattare immagini a colori, periodo durato quasi 10 anni, passa definitivamente alle atmosfere in bianco e nero nel 2011.
“Volevo che le mie immagini diventassero più astratte, meno perfette, sgranate, più scure, più malinconiche. Da allora è la mia scelta di fotografare in bianco e nero e solo la notte. Lavoro con piccole fotocamere che si adattano a qualsiasi tasca e possono essere utilizzate in quasi tutte le situazioni senza attirare l'attenzione.”

I suoi personaggi sembrano un tutt’uno con la città che li accoglie, sembra che l’identità di ognuno si fonda con i climi della città, come se ogni elemento non potesse vivere senza l’altro, fantasmi che ci passano accanto durante la nostra vita senza che ce ne potessimo accorgere se non fossero registrati su pellicola, stampati a testimonianza della loro esistenza, tante identità diverse tra di loro preziose e magnifiche proprio per le loro differenze.
Altrettanto importante come l’atto dello scatto fotografico è per l’artista il processo di selezione, modificazione, sviluppo e layout delle sue immagini, che poi impiegherà in diversi modi come installazioni, proiezioni dal vivo, fotolibri o fanzine, oltre che producendo dei “film-fotografici”, come una sorta di portfolio tematico composto da sequenze di immagini fisse che dialogano prepotentemente tra di loro e la base sonora.

“Lavoro come un costante registratore di immagini scattando moltissimo e istintivamente. Alcuni scatti mi sembrano eccezionali e li conservo in grandi archivi, come dei calderoni di 100, 200 immagini che aspettano di essere usate e integrate tra di loro come a costruire delle storie.”

NATASCIA ROCCHI

Frequenta studi giuridici e dopo la laurea nel conseguire l’abilitazione per la professione di avvocato lavora con fermezza presso uno studio legale occupandosi in modo particolare di diritto di famiglia e più in generale di diritto civile. Intorno agli anni novanta si sposa e decide di cambiare completamente vita abbracciando in pieno il lavoro del marito. Tutt’ora insieme, studiano, progettano e vendono “scarpe”. Hanno realizzato una linea di calzature creata tutta da loro, che hanno diffuso in tutta Italia, insieme ad altri marchi. La sua innata passione per la fotografia, inizialmente, soprattutto per quella di Moda, le consentirà di seguire le campagne fotografiche e la comunicazione dei marchi che rappresenta.

Nel 2013, attraverso un workshop con Mario Cresci, ha il suo primo importante approccio con la fotografia concettuale alla quale rimarrà legata nei suoi futuri lavori. Una tecnica con la quale ama rapportarsi è il collage.

SOLIDEA RUGGIERO

Solidea Ruggiero (nasce a Genk, Belgio, 1976). Autrice, scrittrice, performer, interprete e curatrice indipendente di mostre, progetti, eventi culturali e artistici. Ha pubblicato in diverse antologie e riviste di letteratura e arte contemporanea italiane e internazionali, ultima del 2018 la selezione con un suono racconto lungo per l’antologia Città d’autore-Genova d’autore, Morellini Editore. È curatrice dei cataloghi di vari artisti, e ha firmato presentazioni di opere di scrittori e poeti italiani. Nel 2011 partecipa alla 54° Biennale di Venezia, con un testo scritto e interpretato per la video installazione di Marco Agostinelli con le musiche di Sakamoto. Nel 2013 pubblica Io che non conosco la vergogna, il suo primo libro di racconti, per la casa editrice italo/sudamericana Edicola Ediciones, tradotto in inglese e spagnolo. Nel 2014 è una delle artiste e performer di Marche Centro D’Arte con il progetto “Skin” e collabora con la Galleria Marconi e la Galleria Centofiorini. Nel 2015 interpreta il film Ananke, di Claudio Romano e Betty L’Innocente, e con gli stessi autori il film breve “Con il vento”. Fondatrice dell’Associazione culturale OPEN HOUSE ART_LAB_EVENT e ideatrice e curatrice del format live/web ParlaCultura.

PAULA SUNDAY

Nel 19 gennaio del 1981, mentre a New York Francesca Woodman si toglieva la vita gettandosi dalla finestra del suo appartamento, a Napoli io venivo al mondo.

Ventitrè anni dopo mio padre assecondava il mio destino regalandomi una nikon f10 trovata in un vecchio cassetto.
Lentamente la fotografia mi sedusse.
Dopo alcuni mesi "l'apparecchio" sostituì quella che era stata la mia prima passione: la pittura. Dimenticai presto l'odore della trementina e le unghie sporche.
Così ho cominciato ad autoritrarmi perchè non avevo una modella. Oggi non saprei più farne a meno di guardarmi e guardarvi.

MARCEL SWANN

Marcel Swann nasce nel 1986 in Brasile e cresce a Firenze. Presto ossessionato dalle arti visive, all'età di dodici anni inizia la sua attività come graffiti writer, preferendo lo stile old school. Si avvicina alla fotografia per la necessità di archiviare, per poi studiarli, i lavori di altri street artist rendendosi presto conto che questo è il medium a lui più congeniale per fare ricerca sulle varie materie di suo interesse.

Ogni suo progetto nasce dalla lettura per poi svilupparsi su una riflessione che verte tanto sul mezzo usato, quanto su se stesso e sul tempo in cui esso vive ponendo l'attenzione sui segni sensibili che questo offre. Uno dei temi sul quale ruotano la maggioranza dei suoi lavori riguarda l'assenza di desiderio -in termini lacaniani- nell'odierno.

Dopo varie mostre e pubblicazioni a settembre del 2017 esce il suo primo libro “Tears // NAH” dove sfruttando fotografia e scrittura crea un personale percorso di ricerca utilizzando remniscenze e scoperte. 

ROBERTA TOSCANO

Roberta Toscano si è laureata in Storia del Teatro all’Università di Torino e poi in Grafica con Franco Fanelli all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Opera in campo artistico principalmente con materiali di scarto che assembla, stampa, incide, sospende, incolla. Tramite un lavoro di ricerca articolato che la porta all’uso di vari linguaggi espressivi (video, incisione, installazione, poesia) è spinta dalla necessità di ricercare un’estetica consapevole e tendente all’autenticità. In veste di fotografa tenta di ritrarre il mondo, il corpo e l’immaginario femminile come paesaggio inconsueto, protesta muta contro l’ordinaria mercificazione dell’esistenza umana. Si considera quindi un artista che utilizza la fotografia come parte integrante e irrinunciabile nel processo di analisi dell’oggetto.

Esposizioni recenti: Corpi seducenti a cura di Giorgio Bonomi, Memento a cura di Togaci, Passare il Segno a cura di Franco Fanelli, Binario 18#stayhumanart presso il Museo civico di Palazzo della Penna a Perugia che è un progetto itinerante sulle vecchie e nuove migrazioni a cura di Roberta Di Chiara.

Ha aderito con l’intervento Il Quotidiano a Edicola dell’Arte, progetto di arte urbana, “Arte a Perdere” a cura di Togaci nel Quartiere Aurora di Torino.

Insieme con l’artista biellese Armando Riva ha fondato nel 2010 il collettivo “Costarocosa” che ha un’intensa attività espositiva ed è stato selezionato per la XXI Triennale dell'architettura e del Design con il progetto sul genere dell’oggetto “Rebus” esposto all’Accademia di Brera a Milano nel 2016.

THE DEEP SOCIETY/VALERIO VISCONTI-MIRKO GRIFONI

Atmosfere raffinate, sonorità oniriche e sperimentazioni dub caratterizzano questo duo tutto analogico composto da Valerio Visconti e Mirko Grifoni.

Progetto nato diversi anni fa come double djset, dopo molte esperienze e serate insieme, ha avuto la sua naturale evoluzione in una collaborazione strumentale, in cui synth e drum machine si fondono per creare un set notturno, intimo, e molto ricco di basse frequenze.

MAURO VIGNANDO

[…]In principio per Vignando è spesso un gesto semplice ma dotato di una sua carica epica, quasi eroica. Anche i recenti collage nascono dalla scoperta fortuita di un semplice ingranaggio capace di realizzare tagli circolari perfetti congiuntamente alla volontà di produrre opere limitando e semplificando le azioni, contenendo il gesto. Una collezione fanée di cartoline accumulate nel corso del tempo, spesso, quando possibile, in duplice copia, diventa la base per uno studio sul movimento e l'ambiguità. Le immagini sono catalogate in base a tipologie ricorrenti: prospettive centrali, figure religiose, architetture, en plein air (fontane o parchi) , sculture classiche e cattedrali. E poi una serie cospicua di ritratti di attori provenenti prevalentemente da un Olimpo minore. Certo, si manifesta anche l'intramontabile Merilyn, ma con maggior frequenza vengono manipolate le fisionomie e le azioni di dive e divi dimenticati e così sottratti, per un'ultima comparsata, all'amnesia collettiva: Rosalind Russell, Lilli Minas, Maureen O'Hara, Rossano Brazzi, Andrea Checchi, Isa Miranda, Paola Barbara, Sonya Henie... Anche gli interventi che vengono compiuti sulla superficie rispondono a un protocollo d'azione ben calibrato. Non c'è improvvisazione. Forse c'è stata all'inizio, ma ben presto la memoria conscia ma sopratutto quella inconscia hanno iniziato a giocare un ruolo dominante, a definire un modus operanti rigoroso. Spesso abbinati in dittico i ritratti si compiono per mutuo soccorso. Quello che viene sottratto da una parte è donato all'altra e ciò che manca nella prima è rimpiazzato da ciò che sarebbe stato occultato nella seconda. E se il ritratto è in duplice copia la manipolazione diventa più stratificata. I tagli si moltiplicano e la composizione diventa più articolata. Il prestito tra le due immagini gemellari più serrato. Nel primo caso si crea l'effetto bizzarro di un ritratto verosimile ma irreale. (Pertinente sarebbe usare l'espressione, troppo abusata, di spiazzamento ). Mentre nel secondo caso troneggia il senso di una delocazione: il ritratto si pietrifica in movimento. La verosimiglianza rimane così come l'anomalia, ma i tratti per assurdo si irrigidiscono, le figure diventano tetragone. Il senso rotatorio prevale, l'immagine piomba nell'abisso della sua parcellizzata ripetizione.[…]

(Tratto da: Semplice non è semplicistico di Milovan Farronato)

RAMONA ZORDINI

Ramona Zordini nasce a Brescia il 23 dicembre 1983, con il desiderio di poter astrarre la realtà. Non appena compresa l’impossibilità di poterlo fare, trova rifugio nel crearne una propria, creata sulla base dell’originale, ma colorata, filtrata, esasperata, disegnata, fotografata, amata. 
Crescendo studia Grafica Pubblicitaria e segue corsi di fotografia, frequenta gli studi di Fotografia all’Accademia  dove si laurea nel 2009, anno in cui viene pubblicata sulla rivista Internazionale  Zoom e vince il Premio Telethon. 
Nel 2011 partecipa  alla Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo con un progetto in collaborazione con Studio Azzurro. 
Nel 2014 la personale al Museo Nazionale della fotografia, nel 2016 la partecipazione al Documentario TV canadese “L’Art Erotique” e un capitolo nel libro “Il Corpo Solitario” di Giorgio Bonomi. 
Lavora in Italia e all’estero, le sue opere risiedono in varie Collezioni Permanenti tra cui citiamo il Museo MACS e il Museo MUSINF. 
La sua ricerca artistica nasce dal mezzo fotografico imponendo fin da subito la necessità di eliminare le delimitazioni spaziali e mentali di opera fotografica quadrata e bidimensionale; Lavora principalmente sul concetto di mutamento, di trasformazione psico-fisica, attratta più dal divenire scandito e modificato dal tempo che dal processo compiuto, spesso attrice del suo stesso lavoro, si serve dell’arte per esplorare le proprie scatole chiuse e scoperchiarle. 

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