VERNISSAGE | PERFORMANCE

VENERDI' 8 MARZO 2019

Nadia Frasson, Noli me tangere, 2019, durata 120’ circa (Guidi&Schoen-Arte Contemporanea)

La performance di Nadia Frasson si svolge come una penitenza, un atto di dolore. Le formiche sono snocciolate in un rosario lungo strisce di tela color pelle. Una pelle dove si sono attaccate e fastidiose l’hanno percorsa, memoria di una tortura. L’immagine di una tortura impietosa impartita da gesti minimi quotidiani non eclatanti, non evidenti, ma subdoli, è pregnante come il suo effetto che mina a poco a poco l’autostima. Ne deriva uno stato di inadeguatezza e di prostrazione. La posizione genuflessa ben la rappresenta e la tessitura-litania può essere letta quale forma di esorcismo contro le malignità, le invidie, le gelosie, i rapporti malati. Una teatralità che non nasconde il malessere, ma lo traspone come atto catartico. (Paola Bristot)

Cinzia Ceccarelli con Mihaela Slav, Tso (Trattami senza oblio), 2014/2019, durata 20’ circa (ABC-ARTE)

Una feroce denuncia riguardo quelle che dovrebbero essere le cure o le terapie obbligatorie messe a disposizione dal mondo abietto dell’odierna psichiatria. Un’azione dedicata alle vittime di figure pervicaci che, esercitando l’autorità sulla fragilità umana, perdono il valore contenuto nel codice deontologico, talvolta procurando danni che cronicizzano e inabilitano irreversibilmente.

Francesca Fini, SKIN/TONES, 2016/19, durata 30’ circa (Sala Dogana-Palazzo Ducale)

Un’installazione vivente di dati biometrici La pelle, esplorata da un microscopio digitale, mostra dettagli che sembrano mappe di pianeti sconosciuti: una varietà infinita di colori, texture e forme, schemi e imperfezioni. L’artista è nuda davanti allo schermo, dando le spalle al pubblico. Passa lentamente un microscopio digitale sul suo corpo, concentrandosi sulle diverse tessiture che lo compongono. Il software originale, che l’artista stessa ha compilato, calcola il colore medio di ogni segmento di tessuto, trasformando il flusso di dati in suono e video generati dal vivo: cicatrici, ferite, lesioni, nei, rughe e smagliature diventano cristalli, mandala e rosoni di chiesa. L’esperienza del pubblico. Il pubblico ha un ruolo puramente voyeuristico; non osserva più il corpo dell’artista, ma la sua elaborazione macroscopica e deformata. Come in una sorta di super-selfie trasmesso attraverso un filtro, o una membrana invisibile. Il colore della pelle e il sesso sono solo un’illusione. La performance espone la pelle umana, elaborata dal microscopio digitale e dal filtro caleidoscopico, giocando ironicamente sul concetto di biometria, che è lo studio di quel sistema di tecnologie e dispositivi che consentirebbero un’identificazione certa dell’individuo attraverso la scansione delle sue variabili biologiche. La performance di Francesca Fini, al contrario, celebra il caos, l’errore e l’imprevedibilità dell’identità individuale. Il colore della pelle, analizzato dall’obiettivo del microscopio e elaborato dal flusso digitale, diventa una varietà infinita di combinazioni cromatiche, perdendo ogni possibile connessione con la realtà cartesiana visibile a occhio nudo. Sotto il microscopio digitale, i corpi femminili e maschili perdono la loro identità sessuale. Il lavoro è una celebrazione della vita cellulare nella sua essenza.

Electronic Live: FLeUR/Enrico Dutto-Francesco Lurgo (Sala Dogana-Palazzo Ducale)

SABATO 23 MARZO 2019

Electronic Live: Luca Fucci; The Deep Society/Valerio Visconti-Mirko Grifoni (Sala Dogana-Palazzo Ducale)

Ph. © AA Photography di Alessandro Arnò e M. Lucia Menduni, 2019